CURIOSITA’

Un gruppo di scienziati americani ha ricostruito il Dunkleosteus terrelli, un pesce vissuto 400 milioni di anni fa, lungo 11 metri e pesante 4 tonnellate. La stretta della sua mascella, 3 volte superiore a quella del tirannosauro, esercitava una pressione di 5600 chili per centimetro quadrato.

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RISO AI PISELLI

IN una pentola fai un soffritto con 1 spicchio di aglio, 1\4 di cipolla, un po di prezzemolo. Aggiungi 400 gr di piselli e 2 bicchieri di acqua. Quando saranno cotti, lascia metà piselli nel tegame e aggiungi 360 gr di riso, che cuocerai con del brodo vegetale. Frulla quindi l’altra metà dei piselli e metti la crema ottenuta sul fondo dei piatti. Aggiungi poi il riso con i piselli, mescola bene, guarnisci con qualche fogliolina di menta e servi in tavola.

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IL REVIVAL DELLA BORRAGINE

Molto diffusa nella cucina ligure, dove viene utilizzata nel ripieno dei tipici pansotti, è una pianta che fino a qualche tempo fa cresceva spontanea sui terreni incolti, ma oggi viene anche coltivata. Le su foglie hanno un gusto aromatico che ricorda un po quello del cetriolo; le più giovani e tenere si aggiungono direttamente alle insalate, quelle più grandi, anche per via della leggera peluria che le ricopre, si mangiano soprattutto cotte, preparate come gli spinaci.

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INSALATA DI ORZO E FAVE AL TIMO CON LIMONE

  • 200 gr di orzo perlato
  • 250 gr di fave sgranate
  • 8 carciofini sott’olio
  • 160 gr di pecorino fresco
  • 80 gr di olive taggiasche denocciolate
  • 1 mazzetto di timo
  • 1/2 limone
  • sale
  • peperoncino
  • timo

Lessa l’orzo in acqua salata per 20 minuti, poi scolalo, raffreddalo e raccoglilo in una terrina. Quindi unisci le fave che avrai nel frattempo lessato per 10 minuti. Sgocciola i carciofini, tagliali a pezzetti con il pecorino, aggiungili all’orzo con le olive sgocciolate e mescola. In una ciotolina emulsiona 4 cucchiai di olio con la scorza grattugiata del limone e il suo succo, un pizzico di sale e di peperoncino e qualche fogliolina di timo. Condisci l’insalata con l’emulsione e lascia insaporire per un ora al fresco.

 

POLPETTE DI CAVOLFIORE

Tuffa 500 gr di rosette di cavolfiore in acqua bollente e cuocile per 5\6 minuti. Mescola in una ciotola 125 gr di farina 00 con 1 cucchiaino di lievito di birra secco, 1\2 cucchiaino di zucchero e 1 uovo. Versa 1,5 dl di birra e 2 cucchiai di olio extra vergine a filo, mescolando. Sala, pepa e trasferisci la pastella in frigo a riposare per 2 ore. Monta a neve un albume e incorporalo alla pastella, poi immergi le rosette, una per volta, e friggile in abbondante olio di arachidi ben caldo. Sgocciola le frittelle su carta assorbente e servile ben calde con salsine a piacere.

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QUANTO E’ LO SCARTO DELL’ORATA

Abbiamo acquistato un’orata da porzione di 320 gr, già eviscerata. Eliminiamo le squame e ripesiamo il pesce: 315 gr. Dopo averlo cotto in forno, il suo peso è calato a 293 gr. Ora lo sfilettimo: togliamo la pelle, dividiamo il filetto superiore nel senso della lunghezza con il coltello e stacchiamo i 2 mezzi filetti dalla lisca. Eliminiamo la lisca e dividiamo in due anche il filetto sottostante e lo solleviamo dalla pelle. Recuperiamo anche le piccole parti di polpa rimaste attaccate alla lisca le guance nella testa. In complesso la polpa è risultata pari a 178 gr, circa il 55% del pesce intero crudo.

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CURIOSITA’

Volete comprare una minestra di pinna di pescecane in scatola, del burro di arachidi, un pappagallo parlante o una camicia sportiva hawaiana? Allora dovete recarvi al Farmes Market di Los Angeles, in California. Questo mercato è talmente ben fornito di cose di ogni genere e originali che ricorda un bazar. 160 punti vendita, fra negozi e ristoranti, dove migliaia di persone comprano oggetti a volte introvabili.

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SALE AROMATIZZATO

  • 2\3 cucchiai abbondanti di sale grosso
  • 1 grosso limone non trattato

Mettere nel tritatutto il sale  e la scorza del limone prelevata con il pelapatate. Stendete il sale al limone in una teglia da forno foderata con carta forno e fate seccare nel forno a 50° per 10\15 minuti. Successivamente versatelo nel vasetto di vetro perfettamente pulito e asciutto.

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LA FOLLE PARTITA DI DEAUVILLE

Montecarlo, Deauville, Cannes…la fantasia del giocatore corre alle case da gioco  che sono state il cuore di queste località. Quante volte questi casinò si sono  invece trasformati in quadrati sui quali si fronteggiavano, in combattimenti spesso drammatici, gli eroi del grande gioco d’azzardo?  Mancava la pubblicità murale, d’accordo, ma noblesse oblige e un grande giocatore non può scendere al livello di un pur intrepido torero o di un pugilatore, anche se campione del mondo. Chi non mancava, invece, era il pubblico: un magico tam tam, comprensibile solo dagli iniziati, diffondeva per le strade, negli alberghi, alle corse, l’informazione: ” Questa sera Vagliano incontra Hennesy….  le Dolly Sister tengono banco….è arrivato Matossian”. E i fans si presentavano all’appuntamento, con lo stesso spirito dei tifosi del Real Madrid in una finale di Champion’s League o degli ammiratori del grande Vasco Rossi che si esibisce allo stadio. Gli spettatori al casinò sono poche decine, naturalmente, ma il giorno dopo tutti i giornali parleranno della grande sfida,  finita col passaggio di una fortuna da un portafoglio ad un altro e nessun’altra atmosfera sarà mai stata tanto densa di tensione come quelle sere in cui, in uno sbigottito silenzio, pallidi voyeurs in smoking avranno assistito alla corsa al massacro dei giganti del tout va. E lo spettacolo raggiunge il massimo dell’emozione perchè nell’arena non ci sono un cristiano e un toro, ma 2 uomini, e il duello è spesso mortale. Sono serate in cui anche l’aria ha la febbre; non si affrontano 2 pugilatori, uno dei quali prevarrà per forza o intelligenza maggiore secondo un ragionevole susseguirsi di eventi e infine la palma andrà al più degno. No: qui tutto è affidato al caso. Un razionalista inorridirebbe, ma quanti di costoro hanno mai messo piede in una casa da gioco? Qui vengono i pazzi, i cavalieri della fantasia, i forsennati disposti a giocarsi la vita sul colore di una carta. Non c’è posto per chi ha i piedi per terra.Il demone del gioco! Sembra un’immagine stiracchiata ad uso dei comitati parrocchiali, la minaccia stereotipata volta a tener lontano il rurale dal tavolo di scopa, il grido d’allarme del moralista che non sa d che colore siano le picche, E  invece, no! Esiste. Ma è come l’amore tenace ” ch’a nullo  amato amar perdona “. Ed è anche come la morte, colpisce a caso. Colpì anche Andrè Citroen che, evidentemente, non era interessato alla vincita al gioco. Guadagnava largamente di che togliersi ogni capriccio, magnate dell’industria com’era, e quindi una spiegazione logica del suo comportamento può solo mettersi in relazione col desiderio di emozioni, se mai può esserci un motivo ispiratore della passione per il gioco. Citroen perse spesso cifre considerevoli, ma la buttò sempre sul ridere: ”  Domani tutti parleranno di me e compreranno più automobili della mia fabbrica “. Era il suo commento abituale, di precursore dei pubblicitari.  Quella sera, una dolce notte d’estate della fine degli anni 20, Citroen si trovò a giocare, da solo, contro Zographos, il numero uno della banda dei greci, un gruppo di giocatori che sfidavano in continuazione l’universo giocante e che, al tavolo da gioco, non avevano paura di nessuno. Gli altri partecipanti alla partita si erano ritirati, chi pago delle perdite, chi in area di parcheggio in attesa di un cambio del vento, ma nessuno aveva abbandonato il suo posto: erano i privilegiati, seduti sulle poltrone di ring che vivevano la sfida al destino lanciata da 2 uomini di ghiaccio. Tutta la Deauville che conta è lì, dietro le transenne, e non si sente volare una mosca. S’ode solo il rumore delle carte sfilate dal sabot, il tintinnio dei gettoni e le magiche parole del rito: ” Carte! Huit a la banque! Baccarà! “. La moglie di Citroen, cui è giunto il sentore della grande partita, ha lasciato il suo tavolo alla Boite del casinò ed è salita sino alla porta del privè, m si è vista respingere da un valletto costernato, ma impegnato a difendere uno dei dogmi  della religione del gioco: le signore non hanno accesso ai tavoli del privè. Ma qualcuno esce dalla sala e la perdita di Citroen comincia ad assumere contorni: si parla di record. Angosciata la donna si rivolge al proprietario del casinò, che non può prometterle altro che farà subito giungere a suo marito il messaggio che la moglie gli affiderà. E la donna scrive nervosamente su un foglio di carta una parola, una parola sola: ” Combien ? ” ( Quanto ? ). E questa l’ambasciata che Cornuchè si appresta a portare al grande industriale.  Una parola che egli ha sentito migliaia di volte, quasi sempre con accenti di disperazione, una parola che è stata il preludio di mille tragedie. Ma quando Cornuchè varca la soglia del privè trova Citroen sui suoi passi. La partita è finita e la risposta al ” Combien’ ” è: ” 13 milioni di franchi “. Un bel po di ville, di scuderia, di panfilo e soprattutto di azienda. ” Madame ” ha una crisi di nervosismo e si aggrappa al braccio di Zographos: ” Rendetegli il suo denaro!”, ma la risposta del greco è fredda e tagliente: ” Signora, se vostro marito mi avesse vinto 13 milioni di chiedereste di ridarmeli?”. Le banche chiederanno i cordoni delle loro borse a Citroen, ma l’industriale supererà il malo passo, anche se, alla fine, dovrà disfarsi della fabbrica. Ma forse il giocatore ha esaudito uno dei suoi desiideri: quello di entrare nella leggenda di Deauville.

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MOUSSE AL CARAMELLO

  • 100  gr di zucchero
  • 3 uova
  • 200 gr di cioccolato al latte
  • 50 gr di burro leggermente salato in piccoli pezzi
  • 20 cl di panna liquida
  • 1 pizzico di sale
  • 3 cucchiaini di gruè di cacao, cioè granella di cacao

Fai bollire la panna. Nel frattempo, in una pentola col fondo spesso, sciogli lo zucchero con 1 cucchiaino di acqua. Leva dal fuoco quando il caramello sarà diventato color ambra. Aggiungi la panna bollente, facendo attenzione agli spruzzi. Mescola bene per ottenere una salsa omogenea. Lascia raffreddare per qualche istante poi aggiungi il  burro. Unisci il cioccolato tagliato a pezzetti nel caramello, lascialo sciogliere per qualche istante poi mescola bene. Separa gli albumi dai tuorli. Batti leggermente i tuorli e aggiungili al cioccolato. Mescola bene. Monta gli albumi  a neve abbastanza ferma con il sale e poi aggiungili delicatamente  al cioccolato con una spatola. Versa la mousse nei bicchierini di vetro, quindi mettili per almeno 6 ore nel frigo. Decora la parte superiore con granella di cacao prima di servire la mousse.

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