CROSTATA

Per evitare che la pasta di base della crostata si bagni troppo, usate dei composti abbastanza asciutti per la farcitura. Se ciò non è possibile o se dovete ricoprirla con la frutta, cospargete sulla pasta un sottile strato di pan grattato o biscotti sbriciolati finemente, poi metteteci la farcia: questo assorbirà l’umidità in eccesso. In alternativa potete spennellare la pasta con dell’albume d’uovo non sbattuto prima di farcire il dolce. Se il ripieno è liquido cuocete la pasta da sola fino a metà cottura, poi aggiungete la farcitura e rimettete in forno.

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CHARLOTTE DI PESCHE

  • 4 pesche a pasta bianca
  • 14 savoiardi freschi
  • 4 cucchiai di zucchero
  • 70 gr di burro

Riscaldate 2 litri di acqua col cuocivapore. Scottate al vapore le pesche, in un recipiente pieno di acqua ghiacciata, scolatele, sbucciatele e tagliatele a grossi spicchi. Sciogliete il burro al vapore, in una ciotola. Spennellate di burro uno stampo da charlotte, foderatelo con carta da cucina. Appoggiate sul fondo uno strato di spicchi di pesca, cospargeteli di zucchero e irrorateli con il burro a filo. Coprite con uno strato di savoiardi tagliandoli in misura dello stampo, poi con le pesche. Terminate con i savoiardi. Coprite con alluminio. Cuocete al vapore per 1 ora, su un litro e mezzo di acqua bollente. Lasciate intiepidire e sformate sul piatto di portata. Tenete in frigo qualche ora prima di servire, accompagnata con salsa di uva fragola.

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VITELLO CON POMME DUCHESSE

  • 800 gr di spezzatino di vitello
  • 2 carote
  • 1 porro
  • 1 cipolla
  • 2 chiodi di garofano
  • prezzemolo
  • alloro
  • timo
  • brodo
  • 4 tuorli
  • 30 gr di farina
  • 2,5 dl di panna fresca
  • 1\2 limone
  • 600 gr di patate
  • 60 gr di grana grattugiato
  • noce moscata
  • 50 gr di burro
  • sale
  • pepe

Rosola lo spezzatino con 20 gr di burro, coprilo completamente di brodo e porta a bollore. Sbuccia la cipolla e infilzala con i chiodi di garofano. Pulisci le carote e il porro e tagliali a pezzi. Unisci le verdure e le erbe aromatiche allo spezzatino e cuoci a fuoco basso per 1 1\2 ora, unendo man mano altro brodo. Scola la carne e filtra il fondo di cottura. Sciogli il burro rimasto e unisci la farina, mescolando. Versaci il fondo di cottura, sala, pepa e cuoci la salsa per 10 minuti. Diluisci i 2 tuorli sbattuti con 1,5 dl di panna e il succo di 1\2 limone, mescola e uniscili alla salsa preparata, poi filtra e scalda. Trasferisci la carne in una pirofila e versaci il condimento preparato. Lessa le patate, riducile in purè e mescolale con la panna e i tuorli rimasti, il formaggio grattugiato, la noce moscata, il sale e il pepe. Trasferisci il composto in una tasca da pasticcere con la bocchetta a stella e forma dei mucchietti di purè sullo spezzatino. Inforna a 200° per 10\15 minuti. Togli la teglia dal forno, trasferisci lo sformato su un piatto da portata e servi subito.

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LA SOGLIOLA

La sogliola è molto comune in tutto il Mediterraneo, dove vive sui fondali sabbiosi e fangosi, dalla costa fino a 200 m di profondità. Si muove soprattutto di notte e di giorno rimane immobile sotto la sabbia, con la quale si mimetizza. Infatti, la sua parte superiore, il lato destro, è di un colore che varia dal bruno grigio al marroncino, a volte con macchiette più o meno evidenti e diffuse. La parte inferiore, lato sinistro, è invece chiara, tendente al rosato. Tuttavia, i colori della sogliola variano molto a seconda delle zone e del fondo in cui vive. Nei nostri mari si pesca soprattutto in Alto e Medio Adriatico, dove la migliore alimentazione rende le sue carni più morbide e quindi più pregiate. E’ un pesce molto ricercato, fatto che porta sui nostri mercati il prodotto pescato nel Nord Europa e nell’Atlantico, sia fresco sia congelato, che comunque ha caratteristiche diverse e dimensioni maggiori. Da ricordare, poi, che la sogliola può essere scambiata con altri pesci piatti apparentemente molto simili, ma meno pregiati, come la passera, mediterranea, la platessa, la sottospecie atlantica, e la limanda, comune lungo le coste europee settentrionali.

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CACHI

Il cachi è un frutto tipicamente autunnale, raccolto a partire da ottobre. Per via della buccia sottile e delicata, di solito viene messo in commercio ancora acerbo, quando la polpa, ricca di tannini, provoca al palato il tipico effetto astringente. Man mano che matura, i tannini si riducono e aumentano gli zuccheri, così la polpa diventa dolcissima. Quindi, se al momento dell’acquisto i cachi non sono ancora maturi, vanno lasciati a temperatura ambiente, appoggiati sul lato con il picciolo, per un massimo di 5 giorni.  Se, invece, li comprate già morbidi e maturi, vanno conservati in frigo. La varietà più diffusa sul nostro mercato è il cachi tipo, prodotto soprattutto in Emilia Romagna e Campania. Meno comuni, ci sono poi il cachi mela, con polpa consistente, il cachi vaniglia, tipico dell’area vesuviana, con polpa color bronzo e poco zuccherina, e il rojo brillante, di origine spagnola, che matura a partire da novembre.

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SPICCHI DI PATATE ARROSTITI ALLE ERBE E PARMIGIANO

Lessate 4 grosse patate a pasta bianca e buccia rossa. Scolatele e raffreddatele completamente, poi tagliatele a spicchi lunghi e stretti. Conditele con 3 cucchiai di olio e sale. Cospargetele con 4 cucchiai di grana grattugiato, 2 cucchiai di erba cipollina tritata e un cucchiaino di timo secco, mescolate bene con le mani. Allineate le patate nella teglia e cuocete nel forno ventilato a 200° finchè saranno dorate e croccanti. Servitele con ketchup o senape in grani.

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LIERAC

Grazie ad una iniziativa di qualche tempo fa, ho ricevuto oggi questi campioncini di crema viso e siero occhi di Lierac. Sono della linea Radiance, che combatte l’invecchiamento dermo tossinico derivante da esposizione ai raggi uv, alimentazione scorretta, fumo, stress e stile di vita frenetico. Grazie alla sua formula innovativa, Supra Radiance elimina le tossine accumulate, ne previene la formazione e riattiva il metabolismo cellulare.

STORIA VERA DI LUCIANO DI SAMOSATA

Nella storia vera di Luciano di Samosata in realtà di vero non c’è nulla, eccetto il proposito dell’autore di mentire. L’autore, personalità di spicco e valore nel panorama dei letterati della seconda sofistica greca, vive tra il 120 e il 180 d.c., in un’epoca che risente di grandi fermenti culturali. Luciano non è immune: la sua produzione spazia infatti dalla satira filosofica e religiosa a opere di diverso contenuto, tra cui anche 2 romanzi. Storia vera è tra i 2 quello di inequivocabile paternità. Luciano nel proemio afferma di averla scritta per il diletto del destinatario, al fine di riposarne la mente e per prendere in giro poeti, filosofi, storici che con le loro mistificazioni hanno abbindolato i loro lettori. L’autore, che ha intenzione di cimentarsi proprio nel genere narrativo  apparentemente denigrato, avverte il lettore che l’unica cosa vera è la non veridicità di quanto ha scritto. Eco allora 2 libri in prosa, stile diario di bordo, permeati di ironia sottile e divertente. Dopo l’incipit che dissacra la figura dell’Odisseo omerico, di cui si passano velocemente in rassegna alcune delle avventure presso la corte dei Feaci, e un rimando ai posteri che rifà il verso al celebre possesso per l’eternità di matrice tucididea, il narratore entra nel vivo della sua storia affermando di essere partito dalle Colonne d’Ercole. Causa e presupposto del viaggio sono la curiosità insaziabile del protagonista unita al desiderio di nuove esperienze. Fatto sta che dopo aver attrezzato una nave e aver scelto una cinquantina di compagni giovani e ardimentosi, l’equipaggio salpa verso l’avventura per raccontare ai posteri una storia vera. Superata allora una tempesta durata ben 80 giorni, la truppa avvista un’isola dove si ergono le famose Colonne d’Ercole e scorre un fiume di vino buono, con tanto di pesci che sanno di vino. Segue un’ubriacatura generale tra cibo e liquido. Oltre il fiume i protagonisti si imbattono in una stirpe di donne particolare, con la parte inferiore di vite e la parte superiore di donna: in testa e sulla punta delle dita, viticci, foglie e grappoli. Chi da loro viene baciato cade ubriaco in deliquio; chi invece vi si accoppia rimane attaccato per i genitali e comincia a mettere gemme e radici trasformandosi come le donne viti. I ragazzi tornano precipitosamente alla nave, e il giorno successivo salpano, ma un tifone fa sollevare l’imbarcazione sollevandola in alto, su, sempre più in alto. All’ottavo giorno sbarcano su un’apparente isola del cielo, poi, sorpresi dai Cavalcavvoltoi, e portati alla presenza del loro re Endimidione, apprendono di essere sulla Luna. Lì vengono costretti a partecipare ad una guerra combattuta dai Seleniti, ossia gli abitanti della Luna, ed Elioti, gli abitanti del Sole, insieme ai loro fantasiosi eserciti che comprendono anche Cavalcalidinsalata, Ghiandedipasserto e Cavalcagrù, Aerozanzaroni e Nubicentauri. I Seleniti sono tutti strani: si nutrono d’aria, per cui non orinano nè vanno di corpo; non hanno donne, ma si accoppiano tra loro perpetuando la specie con una gestazione che avviene nel polpaccio; non muoiono, ma si dissolvono nell’aria come fumo.Quando finalmente narratore e compagni riescono a disimpegnarsi da quella straordinaria situazione, e a riportare la nave sulla distesa d’acqua terrestre più familiare, una balena li inghiotte con tutto l’equipaggio superstite. Sebbene a fatica, tuttavia riescono ad uccidere il cetaceo, giusto per essere sospinti sul Mare Ghiacciato, restando bloccati fino allo scioglimento dei ghiacci. Non è finita: da lì costeggiano altre isole, tipo quella dei Tori e del Formaggio, indi quella dei Beati. E’ un’occasione unica per fare 2 chiacchiere con Odisseo che si raccomanda di far pervenire a Calipso, nella sperduta isola di Ogigia, una lettera che l’eroe le ha indirizzato. Sull’isola dei Beati, Luciano si diverte a descrivere in modo irriverente personaggi storici e mitici, sicuramente conosciuti anche dal lettore occasionale, con trovate uniche e irresistibili. latori della missiva, gli eroi ripartono dopo essere stati ospiti della bella Calipso per imbattersi in avventure ben più straordinarie, tipo l’assalto delle Zucchepirati, il passaggio attraverso un bosco marino, o ancora l’assalto dei Bucefali, la conoscenza con gli uomini nave, finchè non arrivano nel continente degli Antipodi della Terra a cui approdano a nuoto perchè la nave non c’è la fa più. A questo punto la narrazione si interrompe: l’autore prende commiato dai suoi lettori e si riserva di continuare nei libri successivi, un seguito che non sarà mai scritto. Il romanzo si offre ad una duplice lettura: quella testuale, per lettori che ne possono apprezzare la vivacità narrativa, il ritmo e l’inventiva inesauribile, quella metaforica, in grado di essere colta da lettori più esperti per i continui rimandi a una tradizione letteraria ridotta a gustosa parodia e per l’ironia elegante che solo un palato raffinato può apprezzare.

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TEMPEH CON VERDURE

Taglia 300 gr di tempeh a fettine sottili e lascialo marinare nella salsa di soia per una mezz’ora circa. Intanto affetta 2 zucchine, un peperone, una melanzana, una cipolla, ma puoi anche usare altri ortaggi freschi. Riponi le verdure in una casseruola con dell’olio extravergine di oliva e una presina di sale marino integrale, quindi inforna per 1\2 ora a 180°. Nel frattempo versa in un’altra padella 2 cucchiai di olio extra vergine, aggiungendo un po di zenzero tritato e un rametto di rosmarino. Appena l’olio sarà leggermente caldo, unisci le fettine di tempeh e, una volta che queste sono ben dorate, anche le verdure appena tolte dal forno. Mescola tutto delicatamente, spruzzandoci sopra qualche goccia di salsa di soia. Togli dal fuoco e servi ben caldo, ornando il piatto con qualche rametto di rosmarino.

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