UN ITALIANO IN AMERICA

Nel 1929, l’anno della grande crisi di Wall Street, la 20th Century Fox, una delle più potenti case di produzione americane, lanciò in tutto il mono un concorso per trovare il nuovo Rodolfo Valentino. Valentino si chiamava in realtà Rodolfo Guglielmi ed era venuto dall’Italia, più precisamente da Castellaneta, dove era nato nel 1895, per far perdere la testa alle donne di tutto il mondo. Dopo incerti inizi come ballerino di tango a gettone e, secondo le malelingue, come gigolò, aveva trovato nel cinema la propria dimensione. Aveva esordito nel 1918, nel film l’avventuriero, e in pochi mesi era diventato il primo vero divo della storia del cinema. Amori burrascosi e scandali a raffica avevano fato di lui un personaggio da rotocalco. La sua morte, avvenuta nel 1926 per cause che non saranno mai chiarite, si parlerà, ufficialmente, di peritonite, ma si sussurrerà, di un colpo di pistola sparato da un amante geloso, aveva causato in tutti gli Stati Uniti un’ondata di suicidi. Di donne, naturalmente. I produttori di Hollywood, in crisi per la prematura perdita del loro divo numero uno, corsero ai ripari cercando un sosia che potesse prendere il suo posto. Il concorso lo vinse un italiano, il milanese Alberto Rabagliati, un bel giovanotto alto e magro dai capelli impomatati e dallo sguardo di fuoco. Una nota curiosa: altri 2 italiani, Mino Doro e una bella signora, madre di un’ossuta ragazzina che sarebbe diventata Sophia Loren, vinceranno i concorsi internazionali per i sosia, rispettivamente, di Clarke Gable e di Greta Garbo. L’unico a incontrare un certo successo, peraltro soltanto in Italia, sarà mino Doro. Alberto Rabagliati, un tipo estroverso, tutto cordialità e pacche sulle spalle, negli Stati Uniti venne accolto con squilli di trombe. Girò un paio di film di scarsa importanza, fece perdere la testa a Clara Bow, una delle vamp emergenti del cinema americano, poi commise l’errore di far innamorare Eleonor Boardman, diva bellissima e moglie del regista King Vidor. King Vidor era una potenza a Hollywood, e dopo aver divorziato dalla moglie, sposata soltanto da 2 anni, decretò l’ostracismo al bell’italiano che, ultimo arrivato, aveva osato alzare gli occhi sulla sua donna. Molto probabilmente Rabagliati non aveva altre colpe che quella di essere un fusto e l’opera di seduzione era stata portata avanti tutta dalla fatalissima Eleonor. Fatto sta che il sogno americano di Alberto Rabagliati si infranse nel giro di pochi mesi, mentre Eleonor, persa la protezione del celebre marito, cadde nel dimenticatoio. Alcuni italiani d’America, per dare una mano a Rabagliati, fondarono una casa di produzione e misero in cantiere un film destinato ad un clamoroso insuccesso. Ma di tornare in Italia con le pive nel sacco il giovanotto partito da Milano con la testa piena di sogni non ne aveva alcuna voglia. Scoprì, quasi per caso, di avere una bella voce, e venne assunto da un’orchestra sudamericana, i Lecuana Cuban Boys, che gli diede fama e gli fece girare il mondo. Dimenticata la cocente delusione di Hollywood, Rabagliati si fece apprezzare come cantante. Alcune sue canzoni, come Siboney, vennero incise su disco e lo resero famoso in tutto il mondo. Ora Rabagliati poteva tornare in Italia non più da sconfitto, ma da trionfatore. Non aveva rimpiazzato Rodolfo Valentino, lo farà Ramon Novarro, un attore di origine messicana che, prima di essere assassinato da 2 ragazzi da lui adescati, lavorerà con Greta Garbo in Mata Hari, ma il suo posto al sole se l’era conquistato. L’Italia dei telefoni bianchi lo accolse a braccia aperte. Ribattezzato Raba l’allegro giovanotto, sempre affascinante anche se gli riusciva difficle mantenere la linea, continuò a cantare, famose le sue canzoni Maria la o, sposi, santa, quando canta Rabagliati, divenne un divo della radio e interpretò alcuni film: la scuola dei timidi, lascia cantare il cuore. Non era un grande attore ma la sua esuberante simpatia ne fece un beniamino del pubblico. Nel dopoguerra nuovi cantanti lo misero in ombra, ma Raba non se ne preoccupò troppo. Negli anni delle vacche grasse aveva acquistato alcuni immobili a Milano e la rendita che ne ricavava gli consentiva di vivere agiatamente. Ogni tanto cantava per gli amici, ma il vecchio fascino se n’era andato. La battaglia con la bilancia era stata perduta da tempo: il fusto che aveva fatto girare la testa alle dive di Hollywood era diventato un signore grande e grosso. L’unica cosa immutata era rimasta la simpatia. Fu negli anni 60 che Raba tornò al cinema, dimostrandosi grande caratterista. Dopo una particina nel film il vedovo, al fianco di Alberto Sordi, Pietro Germi lo volle nel film Signore & Signori, uno dei suoi capolavori. Nella parte del ricco agricoltore veneto, ubriacone e cornificato da una moglie troppo esuberante, Raba dimostrò, dopo tanti anni di carriera, di sapere anche recitare. Avrebbe potuto essere per Raba l’inizio di una terza, entusiasmante carriera, ma a tarpargli definitivamente le ali questa volta fu la morte, che lo colse all’improvviso, mentre stava studiando il copione di un nuovo film. Tutto sommato Raba fu un uomo fortunato: pochi altri, dopo essere stati bruciati dall’impietosa Hollywood, sarebbero riusciti a restare in piedi e a raggiungere, nel campo dello spettacolo, una fama non legata al mondo della celluloide.

POKE DI SALMONE AL MANGO E AVOCADO CONDITO CON SALSA DI SOIA, ACETO DI RISO E LIMONE

  • 2 cipolle rosse piccole
  • 800 gr di filetto di salmone
  • 1 mango non troppo maturo
  • 3 avocado
  • 1 limone verde non trattato
  • 1 mazzetto di erba cipollina
  • 2 cucchiai di semi di sesamo tostati
  • 3 cucchiai di salsa di soia
  • 3 cucchiai di aceto di riso
  • olio di sesamo

Sbuccia le cipolle, affettale e lasciale in ammollo in acqua fredda per almeno 1 ora sostituendo spesso il liquido. sgocciolale e asciugale. Sistema il salmone per qualche minuto in freezer, taglialo a fettine regolari e mettilo in frigo. Sbuccia il mango e gli avocado, taglia la polpa di entrambi a fettine dello stesso spessore del salmone e disponile nelle ciotole con il pesce e le cipolle, alternandole. Lava e asciuga il limone, tagliane metà a cubettini e distribuiscili sulla preparazione con l’erba cipollina a pezzetti e con i semi di sesamo. Spremi il 1\2 limone rimasto ed emulsiona il succo con la salsa di soia, l’aceto di riso e 3 cucchiai di olio di sesamo. Condisci il poke e servilo subito.

POLPO ALLA GRIGLIA CON LE MELANZANE

  • 1 polpo da circa 1.2 Kg pulito
  • 2 melanzane medie
  • 40 cl di fondo bruno di liquido già pronto, o la stessa quantità di fondo bruno granulare
  • 1 grande mazzo di timo
  • 1 foglia di alloro
  • 10 cl di olio di oliva
  • 20 gr di burro
  • sale
  • pepe

Cuoci il polpo in acqua bollente salata con l’alloro e il timo. Affetta le melanzane per il lungo, disponile su una teglia coperta di carta di alluminio. sala, pepa e spennella di olio. Cuoci le melanzane a 180° per 25 minuti. Versa il fondo bruno in una casseruola con il timo e fai ridurre a metà a foco alto. Aggiungi il burro, mescola, sala, pepa, filtra il fondo. Scola il polpo, sciacqualo, taglialo a pezzi. Arrostiscilo su una teglia oliata da 15 a 20 minuti a fuoco medio, spennellando con olio. Dividi le melanzane sui piatti, disponi il polpo, condisci con il fondo. Soffriggi 4 rametti di timo, sistemalo sui piatti e servi.

INSALATA DI SPINACI CON GAMBERI ALLA GRIGLIA

  • 1 avocado maturo, 200 gr circa
  • 100 gr di spinaci baby
  • 1 cucchiaino di senape
  • 1\2 cucchiaino di miele
  • 2 cucchiai di yogurt greco
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • 2 cucchiai di olio
  • 100 gr di pomodorini ciliegini
  • 1 mango piccolo
  • 2 cipollotti
  • 300 gr di gamberi senza testa e sgusciati
  • 1 spicchio di aglio
  • sale
  • pepe

Taglia a metà l’avocado e rimuovi il nocciolo. Con un cucchiaio separa la polpa dalla buccia. Frulla con la senape, il succo di limone, lo yogurt, il miele e 3 cucchiai di acqua, fino ad ottenere una crema. Aggiungi il prezzemolo, sale e pepe e mescola. Seleziona gli spinaci, lavali e asciugali. Lava i pomodorini e tagliali a metà. Sbuccia il mango, separa la polpa dal nocciolo, tagliala a spicchi sottili. Pulisci i cipollotti e tagliali ad anelli sottili. Mescola il tutto un un’insalatiera. In una padella anti aderente scalda l’olio con l’aglio a fettine sottili, aggiungi i gamberi e scottali a fuoco medio per 4-5 minuti, girandoli più volte. Aggiusta di sale e pepe e aggiungili all’insalata. Versa una parte del condimento e servi il resto come extra.

PROSCIUTTO CRUDO

UN salume delizioso che si ricava dalle cosce posteriori del maiale attraverso una lavorazione tanto antica quanto lunga e complessa. Per prima cosa, le cosce vengono fatte raffreddare a 0°; si procede poi con la rifilatura durante la quale al taglio di carne viene data la classica forma tonda del prosciutto eliminando il grasso in eccesso e una parte della cotenna. Segue la salatura, dopodichè il prodotto viene lasciato raffreddare in una cella frigorifera. Trascorsa una settimana il procedimento è ripetuto e di nuovo c’è un passaggio in cella frigorifera, questa volta per 2 settimane. A questo punto, il prosciutto viene posto in un ambiente a umidità controllata dove resta circa 3 mesi, al termine dei quali viene lavato e asciugato. L’ultima fase è quella della stuccatura per cui la parte non protetta dalla cotenna viene ricoperta con grasso e spezie. Per finire viene lasciato maturare in locali ventilati. Prodotto in Italia fin dall’antichità, il prosciutto crudo è un’eccellenza della nostra industria agroalimentare. Le varietà in tutto il paese sono circa 31 e di queste 12 sono riconosciute con marchio Dop o Igp. Tra i prodotti più noti ci sono le Dop prosciutto di Parma e San Daniele, certamente i più richiesti, poi il prosciutto toscano, anch’esso Dop, dalla sapidità decisa. Da segnalare anche il prosciutto crudo sardo di montagna, intensamente aromatico. Il periodo di stagionatura è molto variabile e dipende dalle qualità organolettiche della carne. Si parte da un minimo di 10/12 mesi per arrivare a 2 o 3 anni. Un prodotto di media qualità costa circa 2.9-3.3 euro per etto. Naturalmente il prezzo cresce per quelli artigianali e stagionati.

TROPPMANN

Jean Baptiste Troppmann, nato in Alsazia nel 1849, fu uno degli assassini più brutali della storia del crimine. La sua vita si svolse interamente sotto il segno della violenza, e fu una vita drammatica e brevissima. Fin dall’infanzia Troppmann dimostrò grande asocialità nei rapporti umani. Figlio di un uomo manesco, riversava sui fratelli e sulle sorelle tutte le percosse che riceveva dal padre. A scuola, dove veniva preso in giro per il suo carattere scontroso, si vendicava percuotendo a sangue i compagni di studi. Aveva mani enormi e possedeva una grande forza. Fra le altre sue caratteristiche dimostrò anche una precoce omosessualità. Un giorno, dopo una lite con uno sconosciuto in un locale di Roubaix, attese che l’altro uscisse dal locale, lo affrontò e lo uccise, buttandone il corpo in un canale, questo delitto non sarebbe mai stato scoperto se lo stesso Troppmann, ormai condannato a morte per altri omicidi, non lo avesse confessato. Il cadavere dello sventurato non venne mai ritrovato. Jean Baptiste Troppmann, come tutti i taciturni e gli introversi, coltivava un sogno impossibile: andare in America, dove sarebbe diventato ricco. Dimostrava un grande talento per la meccanica e la chimica, e non v’è dubbio che, se avesse lavorato in modo onesto, quanto prima avrebbe raggiunto il benessere. Ma voleva tutto subito, facendo del suo sogno un’autentica ossessione. Ciò che gli occorreva per spiccare il volo, nella sua ottica contorta, era il denaro per il viaggio in America. Scartata l’idea di chiederlo al padre, che invece dei quattrini gli avrebbe dato una scarica di sberle, decise che avrebbe fatto tutto da solo. Intanto lavorava, con il fratello maggiore Edouard, nell’officina del padre, un geniale costruttore di macchina per l’industria. Aveva soltanto 14 anni, ma ben presto si fece rispettare, malmenando i compagni di lavoro. UN giorno che il fratello gli rivolse un rimprovero, invece di rispondergli gli ruppe la testa a martellate Fu in questo periodo che fece l’unica cosa meritoria della sua vita: salvò un ragazzo che stava annegando, ma dopo il salvataggio non volle neanche essere ringraziato, come se si vergognasse del gesto compiuto. Qualche anno più tardi, recatosi a Roubaix per controllare alcune macchine installate dal padre, Jean Baptiste conobbe un piccole industriale alsaziano, Jean Kinck, e vide in lui l’uomo che, mettendo mani al portafogli, avrebbe risolto in un batter d’occhio tutti i suoi problemi. Sulle prime giocò d’astuzia: magnificando le proprie doti di meccanico inventore, tentò di coinvolgere l’uomo d’affari in una serie di iniziative commerciali. L’altro non abboccò all’amo e a questo punto Troppmann finse di gettare la maschera, rivelando di sapere dove sarebbe stato possibile acquistare una macchina per falsificare ogni genere di banconote. Questa volta Jean Kinck, attirato da una prospettiva di una facile ricchezza, si lasciò convincere. Dal momento che i capitali per l’acquisto della macchina magica avrebbe dovuto sborsarli tutti lui, andò in banca e fece un sostanzioso prelievo di contanti. Quei soldi segnarono la sua fine. Troppmann, forte dei suoi studi chimici, lo avvelenò e ne sotterrò il cadavere in un campo. Ora aveva i quattrini per andare in America, ma perchè accontentarsi di poche migliaia di franchi quando avrebbe potuto ottenere molto di più? A Roubaix c’era la moglie di Kinck con i suoi 6 figli, e in attesa del settimo. Troppmann, con l’inganno, si fece raggiungere dal figlio primogenito di Kinck, Gustave, suo coetaneo, facendogli credere che il padre, ammalato, avesse bisogno di soldi per concludere un affare. Quando Gustave arrivò con il denaro Troppmann uccise anche lui, servendosi questa volta di un pugnale, e ne sotterrò il cadavere in un campo. La moglie di Kinck incominciò a mostrare preoccupazione per la scomparsa del marito, ma Troppmann riuscì a convincerla che il signor KInck e Gustave erano a Parigi, dove aspettavano lei e tutta la famiglia per iniziare una nuova vita nella capitale. La donna si fidò, partì per Parigi con i 5 figli piccoli, e alla stazione trovò ad attenderla Troppmann, che la fece salire con i bambini su una carrozza, assicurandola che l’avrebbe portata dal marito. Invece la portò in aperta campagna, dove uccise lei e, con selvaggia ferocia, i bambini. Sotterrò i cadaveri, come sempre, in un prato. Questa volta la fortuna abbandonò Troppmann. I cadaveri vennero scoperti il mattino dopo e la polizia diede immediatamente la caccia al presunto assassino, quel Jean Baptiste Troppmann di cui la signora Kinck, aveva parlato ai vicini come di un nuovo socio in affari del marito. Troppmann, dopo alcuni giorni di latitanza, venne arrestato a Le Havre, poche ore prima di imbarcarsi su una nave diretta in America. In tasca gli vennero trovati i documenti di Jean Kinck, di cui aveva preso le generalità. Sulle prime tentò di difendersi, accusando Gustave dei delitti, ma quando anche il cadavere del primogenito di Kinck venne trovato, il suo tentativo di difesa crollò miseramente. Jean Baptiste Troppmann venne ghigliottinato nel gennaio 1870. Aveva da poco compiuto 20 anni. Violento fino all’ultimo, sul patibolo tentò di lottare, impegnando 6 poliziotti e morsicando a sangue il boia.

RISO AL GUACAMOLE CON STRACCETTI DI CARNE

  • 1 avocado maturo di circa 260 gr
  • 125 gr di riso a chicchi lunghi
  • sale
  • 1 peperone rosso
  • 1 peperoncino rosso
  • 150 gr di mais
  • 1 cipolla rossa
  • 1 spicchio di aglio
  • olio
  • 1\4 di cucchiaino di cumino macinato
  • pepe
  • succo di lime
  • 2 bistecche di manzo
  • coriandolo

Taglia a metà il peperone e il peperoncino, togli i semi, lava e taglia a cubetti. Scalda un cucchiaio di olio in una padella con la cipolla a cubetti. Aggiungi peperone, peperoncino, mais e aglio e cuoci a fuoco medio per 5 minuti, mescolando. Unisci cumino, sale e pepe. Taglia a metà l’avocado e rimuovi il nocciolo. Con un cucchiaio separa la polpa dalla buccia, schiacciala in una ciotola con un po di succo di lime. In una padella scalda un cucchiaio di olio, aggiungi le bistecche insaporite con sale e pepe e cuocile a fuoco medio per 6-8 minuti, girandole. Avvolgile in fogli di alluminio e fai riposare 5 minuti. Lessa e scola il riso, condiscilo con la purea di avocado, mescola e unisci il mix di verdure, il coriandolo tritato, sale e pepe. Taglia le bistecche a striscioline e ponile sul riso.

POLPO IN TEGLIA CON LE PATATE AL VINO ROSSO

  • 1 polpo del peso di circa 1.4 Kg pulito
  • 500 gr di patate
  • 75 cl di vino rosso
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 1 grande cipolla gialla
  • 3 spicchi di aglio
  • 2 foglie di alloro
  • 5 cl di olio di oliva
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • sale
  • peperoncino dolce in polvere

Scotta il polpo 5 minuti in acqua bollente. Scola, sciacqualo e taglialo a pezzi. Trita la cipolla e l’aglio. Appassisci in padella con l’olio, aggiungi il polpo per 3 minuti e unisci il concentrato di pomodoro. Cuoci 2 minuti, sala, versa il vino e un po di acqua fino a coprirlo, 2 pizzichi di peperoncino e l’alloro. Cuoci coperto per 1 ora a fuoco basso mescolando regolarmente. Sbuccia e taglia le patate a fette spesse. Dopo 1 ora di cottura, aggiungi le patate e un po di acqua per coprire il tutto, fai andare un’altra ora a fuoco basso senza coprire completamente la padella. Al momento di servire, cospargi con prezzemolo tritato e servi.

POLLO AGLI ANACARDI CON RISO AL COCCO E CARDAMOMO

  • 250 gr di riso basmati
  • 2 scalogni
  • 100 gr di burro
  • 1 pizzico di curcuma
  • 3 dl di latte di cocco
  • 1 pezzetto di stecca di cannella
  • 8 semi di cardamomo
  • sale
  • 400 gr di petto di pollo
  • 150 gr di anacardi tostati
  • pepe

Lava il riso sotto l’acqua corrente. Rosola uno scalogno in una casseruola con 60 gr di burro e la curcuma. Unisci il riso, mescola per 5 minuti e incorpora 2 dl di latte di cocco, un cucchiaio di acqua, la cannella spezzettata, il cardamomo e una presa di sale. Copri e cuoci per 12 minuti. Taglia il petto di pollo a bocconcini. Fai appassire lo scalogno in un tegame con il burro per 5 minuti, unisci i bocconcini di pollo e rosolali. Unisci gli anacardi, falli tostare, sala, pepa, bagna il pollo con il rimanente latte di cocco e un filo di acqua. Corpi e cuoci 10 minuti. Distribuisci il riso nei piatti, aggiungi sopra il pollo agli anacardi con il fondo di cottura e servi.