AOSTA

Adagiata in una splendida conca alpina, Aosta è davvero una città a misura d’uomo. Una grande isola pedonale la attraversa da est o ovest: punto di partenza può essere l’arco di Augusto, eretto in onore dell’imperatore che nel 25 a.c. sconfisse i Salassi e diede alla città il nome di Augusta pretoria. Alle spalle dell’arco inizia via S.Anselmo, stretta e con palazzine antiche. Sulla destra, via S.Orso porta alla Collegiata dei santi Pietro e Orso, con un chiostro di stile romanico provenzale. Nei pressi di Porta Pretoria, entrata orientale della città, sorgono l’anfiteatro romano e il teatro, dalla facciata alta 22 metri.Continuando per via delle Porte Pretoriane si arriva a Piazza Chanoux, il cuore della città, con il Municipio e l’Hotel des Etats, sede dell’ufficio turistico regionale. Un intrigo di stradine porta alla cattedrale di Santa Maria, nell’area dell’antico Foro Romano.

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PONTREMOLI

Una terra di confine, che unisce influssi emiliani, liguri e toscani; ma anche di grandi transiti, a iniziare dalla via Francigena percorsa dai pellegrini in viaggio per Roma. La Lunigiana è una valle aspra, fatta di borghi antichi,terrazzamenti e boschi: il suo centro è Pontremoli, con i suoi vicoli lastricati e i suoi ponti in pietra. La visita del borgo inizia dal Castello di Piagnaro, che risale all’anno mille: al suo interno il Museo delle Statue Stele raccoglie statue antropomorfe dell’Età del Bronzo. Passeggiare nel centro, tra le antiche case in arenaria unite da archi, è come fare un viaggio nel passato medievale, quando per le lotte tra Guelfi e Ghibellini la città fù divisa con una cortina muraria. Di questa rimane la Torre del Campanone, diventata campanile nel 1578, con accanto il Duomo di S. Maria, in stile barocco. Attraverso il romanico Ponte della Cresa, si arriva alla Chiesa di S.Francesco, che conserva un bassorilievo attribuito a Agostino di Duccio.

SALSE DAL MONDO

SOIA ( orientale ): la salsa si ottiene dai semi di soia fatti fermentare con frumento, acqua e sale.

SENAPE ( francese ) : i semi di senapi vengono macinati e lavorati con acqua, vino o aceto e, a volte, miele e aromi.

KETCHUP ( americana ): nella versione industriale è prodotta con concentrato di pomodoro, zucchero, aceto, sale e aromi naturali o spezie.

WORCESTERSHIRE ( inglese ): cipolla, aglio, acciughe e scalogno invecchiano separatamente in barili con aceto e malto per 3 anni, poi vengono mescolati e arricchiti con spezie e melassa.

TABASCO ( americana): nasce da una particolare varietà di peperoncini dell’isola di Averly ( in Louisiana ) macerati con aceto in barili di quercia per 3 anni.

AL RAFANO ( mitteleuropea): la salsa, detta anche cren, è a base di radice di rafano mescolata con aceto, olio, pane, zucchero e yougurt o panna acida.

UOVA DI PASQUA

Con il loro gusto pieno e rotondo, le uova di pasqua conquistano tutti. Quelle fondenti sono preferite dagli adulti mentre quelle al latte fanno impazzire i bambini, anche se negli ultimi tempi il cioccolato al latte si sta prendendo la rivincita sul tanto osannato rivale. ,In commercio si trovano tantissimi tipi di uova, prodotte con gli stessi ingredienti di base ma in quantità diverse. Per scegliere le migliori, è dunque importante leggere bene l’etichetta. Indipendentemente dal tipo di cioccolato, la tecnica di produzione delle uova di pasqua è la stessa. Il cioccolato fuso a 40-45° viene sottoposto a un processo detto temperaggio, che lo porta a 29-31°. per renderlo lucido e senza venature. Poi è trasferito in stampi ovali, che vengono centrifugati in modo da farlo aderire bene alle pareti. Quando il cioccolato è ancora allo stato semisolido, l’uovo viene aperto per inserirvi la sorpresa e poi introdotto in un tunnel a temperatura più bassa, perchè raffreddandosi si solidifichi. Infine l’uovo passa la confezionamento. Zucchero, pasta di cacao e burro  di cacao sono gli ingredienti principali di tutte le uova; possono comparire anche le lecitine e aromi, come la vanillina, più il latte se previsto, che può essere intero o magro, concentrato o in polvere. Un buon uovo deve essere lucido, senza macchie, e produrre un rumore secco quando si rompe: vuol dire che il burro di cacao è cristallizzato al punto giusto. E’ bene conservarlo avvolto nella carta stagnola, in un luogo fresco e asciutto. Se si vena di bianco, si può consumare tranquillamente.

PESCE SURGELATO

Nonostante le indicazioni dei nutrizionisti, che consigliano di portarlo in tavola 2 3 volte a settimana, gli italiani consumano poco pesce. Per conciliare una dieta sana con la praticità in cucina, il pesce surgelato è un’ottima soluzione: sempre disponibile, è già pulito e pronto da preparare ed è del tutto simile a quello fresco come nutrienti e gusto. Con il vantaggio di essere meno costoso di quello fresco, considerando che viene venduto già pulito dagli scarti. Non tutti i consumatori sanno che la surgelazione è il metodo di conservazione che preserva meglio i nutrienti dei prodotti freschi, senza bisogno di conservanti. Perchè è un processo ultra rapido che porta in breve tempo l’alimento a bassa temperatura, determinando la formazione di microcristalli all’interno delle cellule che non ne danneggiano le strutture. La surgelazione si può effettuare con sofisticate attrezzature solo a livello industriale  ed è disciplinata da una legge apposita. Molto diversa è invece la congelazione domestica. Questo processo, avviene in tempi lunghi e genera grossi cristalli di ghiaccio, che possono rompere le pareti cellulari dell’alimento, provocando una maggiore perdita d’acqua e di valori nutritivi quando viene scongelato. Per questo il pesce surgelato, quando viene riportato a temperatura ambiente, è paragonabile a quello fresco, mentre quello congelato in casa può perdere nutrimenti e sapori. La congelazione può essere anche industriale, in genere per grosse pezzature destinate alle grosse pescherie e alla ristorazione, ma anche per prodotti che vengono venduti sfusi in alcuni supermercati. In questo caso il processo è analogo alla surgelazione ma la differenza significativa riguarda la confezione. Per legge il pesce surgelato deve essere surgelato all’origine, mentre quello congelato in genere è venduto sfuso. La confezione, oltre a proteggere il pesce, è importante perchè riporta in etichetta le informazioni utili al consumatore. La denominazione della specie, il metodo di cattura, la zona di cattura e la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento. Da controllare anche che siano specificati la quantità netta e, nel caso sia presente, la percentuale di glassatura, cioè di ghiaccio utilizzato per proteggere il prodotto; il termine minimo di conservazione o la data di scadenza; le modalità di conservazione e utilizzazione. Per garantire un pesce surgelato di qualità sono necessari alcuni requisiti fondamentali, a partire dalle materie prime, che devono essere selezionate e sicure. Un altro requisito basilare è il mantenimento della catena del freddo. Tutti i passaggi della catena del freddo sono regolati per legge, ma per essere sicuri che il prodotto non abbia subito sbalzi di temperatura, è meglio controllare che all’acquisto le confezioni siano integre e senza presenza di ghiaccio all’esterno o all’interno. Per trasportare il pesce è bene usare una borsa termica e, una volta  a casa, metterlo subito in freezer, controllando la data di scadenza. Le confezioni solitamente riportano le indicazioni ma in genere è meglio lasciare scongelare in frigo i pesci interi o i grossi filetti e mettere direttamente in pentola i pezzi più piccoli. Oppure usare il microonde. In casi di emergenza, si può mettere il pesce in un sacchetto di plastica chiuso e immergere il pesce in acqua fredda.  E’ sconsigliabile ricongelare alimenti che sono stati decongelati per non comprometterne la qualità.

PAESTUM

Non lontano dal golfo di Salerno, all’interno del parco nazionale del Cilento, sorge l’Area Archeologica di paestum. All’interno di una lunga e spessa cinta muraria, interrotta da 4 porte in corrispondenza dei punti cardinali, sorgono 3 templi. Il più grande e antico, il Tempio di Hera, è conosciuto come Basilica ed è circondato da imponenti colonne con capitelli decorati da una corona di foglie. Il meglio conservato è il Tempio di Nettuno, su una piccola altura, con alte colonne. A nord si trova il Foro, circondato da un portico con colonne doriche e, poco più lontano, l’anfiteatro romano. Lungo la Via Sacra sorge il Tempio di Atena, il più piccolo, costruito alla fine del VI sec. AC. Merita una visita il Museo Archeologico, con rari esempi di pittura greca provenienti dalla tomba del Tuffatore. Da non perdere, il vicino borgo di Capaccio, con il suo intrico di vicoli, da cui ammirare gli scorci dalla Piana del Sele fino al mare.

PUNTARELLE

Le puntarelle costituiscono il punto centrale di una varietà di cicoria. I germogli, riuniti a rosetta, sono protette dalle foglie verdi frastagliate. Si mangiano cotte e crude, secondo svariate ricette. Al momento dell’acquisto controllate che siano intere e di colore verde intenso,mentre il fusto deve essere chiuso e turgido. I germogli all’interno, che si presentano come spighe tondeggianti che vanno staccate una a una, devono essere piccoli e sodi: quelli grossi cavi sono un pò più duri e più amari. Prima di utilizzare le puntarelle, sia crude sia cotte, lavatele bene e scartate le foglie eventualmente rovinate e le punte più dure. Se le consumate crude, man mano che le preparate immergetele in una ciotola con acqua fredda. Per tagliarle a fettine utilizzate un coltellino molto affilato. In commercio esistono, molto pratiche, anche già pulite, tagliate e arricciate. Le puntarelle contengono fosforo, calcio e vitamina a. In più, grazie al loro sapore amarognolo stimolano le funzioni digestive e hanno un effetto depurativo.

RICOTTA VACCINA

Sembra strano che una delizia come la ricotta sia ricavata dagli scarti del latte, ma è proprio così: è ricavata dal siero che resta dalla lavorazione dei formaggi. Per questo, pur appartenendo alla famiglia dei latticini, non può essere chiamata formaggio. La ricotta fresca vaccina, che in Italia è apprezzata fin dal tempo degli antichi romani, è consigliata per le diete povere di grassi, ma è sempre bene controllare l’etichetta: talvolta infatti viene addizionata con panna o latte per rendere la consistenza più cremosa. In cucina è un vero jolly per farcire ravioli, cannelloni, torte salate e infine dessert, dalla pastiera napoletana ai cannoli siciliani.

OMAGGIO RIVISTA STARBENE

Con la rivista starbene di questa settimana potete trovare un campioncino della tisana pompadour linea. Grazie alle proprietà del matè verde, la  tisana linea può agevolare il fisiologico mantenimento della forma fisica. Se assunta prima dei pasti può esercitare una regolare azione calmante dell’appetito e favorire il senso di sazietà. Ha un gusto gradevole anche al naturale.

La tisana linea contiene il matè verde, una pianta consumata in sudamerica fin dalla notte dei tempi e considerata dagli indios un rimedio naturale per combattere la fatica e ridurre il senso della fame. Si consiglia il consumo regolare di  2 3 tazze al giorno, associato ad un’alimentazione equilibrata e a uno stile di vita sano.