LE RIVELAZIONI DELL’OCCHIO

Gli occhi sono un organo tra i piu’ complessi e affascinanti, che non si limita a raccogliere dati, come altre parti del corpo, ma sa anche parlare, trasmettendo emozioni e, a volte, rivelando il nostro stato di slaute. Essi sono l’unico segmento nel quale ci lasciamo invadere dal mondo e attorno agli occhi ruota gran parte della nostra vita. Testimoni del tempo, dell’alternarsi di luce e ombra, scandiscono le nostre giornate. Raccontano pensieri e stati d’animo, magari anche quando vorremmo tenerli gelosamente segreti.  per questo i timidi e i bugiardi abbassano gli occhi se qualcuno li fissa con insistenza. Gli occhi hanno anche un loro linguaggio muto: se si sgranano e si spalancano significano meraviglia, se al contrario diventano 2 fessure è segno che sono in collera e sanno perfino essere ambigui, come ampiamente dimostrato dal dipinto piu’ celebre della storia dell’arte, La Gioconda di Leonardo. Ma anche in letteratura gli esempi si sprecano: dalle braci ardenti della Monaca di Monza, segno di una mai sopita ribellione al chiostro, ai ridenti e fuggitivi occhietti della Silvia di leopardiana memoria, siono moltissimi gli autori che hanno giocato con lo sguardo dei loro personaggi, per rivelarne al lettore la personalita’. In un altro caso, gli occhi parlano un proprio linguaggio, questa volta meno piacevole e dolce di quello degli innamorati, e cioè quando sono ammalati. Ovidio, grande poeta latino di 2000 anni fa’, scriveva che a guardar occhi ammalati, anche quelli sani si ammalano. Questi organi cosi’ delicati, che ci permettono di vedere il mondo, ma sono l’unica parte del nostro corpo che non possiamo vedere direttamente, hanno il loro fulcro in quel capolavoro di miniaturizzazione che è la retina, membrana spessa poco meno di un millimetro, dove trova posto un tappeto di milioni di cellule. I coni e i bastoncelli sono eccezionali convertitori di segnali, ricevendo impulsi luminosi e trasformandoli in impulsi chimici e messaggi nervosi, sebbene in natura vi siano tante variazioni sul tema a questo proposito. Non tutti gli esseri viventi vedono la realta’ allo stesso modo, nè con gli stessi colori. Le api vedono blu quella che per noi è luce rossa, verdi i fiori che a noi sembrano assolutamente candidi; i crotali percepiscono gli infrarossi, la beccaccia ha occhi che le permettono un campo visivo a 360° e il falco pellegrino puo’ scorgere un piccione a 8 Km di distanza. In natura, dunque, ci sono molti animali che vedono meglio di noi, ma l’occhio umano non è fatto solo per vedere, ma anche per essere visto. Agli occhi ha riservato da sempre molta importanza la semiologia medica che, con occhio clinico, cerca di capire le malattie scrutando e interpretando i segni del corpo. Un detto inglese dell’800 sosteneva che al chirurgo servono prima molti occhi, poi poche dita, e in ultimo pochissime parole. In effetti, fino all’avvento della tecnologia e soprattutto della radiologia, la medicina e il medico fondavano la propria reputazione sull’intuito, l’abilita’ diagnostica susseguente ad un rapido esame visivo del paziente.  Il grande medico era colui che, alla prima occhiata, capiva subito tutto. Un’altra categoria di osservatori dei segreti della pupilla era quella dei cultori della fisiognomica, che associavano forma e colore degli occhi a specifiche caratteristiche psicologiche del soggetto. Gli occhi blu erano sintomo di debolezza e fragilita’, quelli castani o nocciola appartenevano a persone con accentuata tendenza alla collera, quelli sporgenti a persone nervose, i grandi e tondi ispiravano fiducia e cosi via. Da questa fenomenologia sono purtroppo escluse le persone cieche, che pero’ dimostrano di saper vedere anche non vedendo.Borges parlava di trattenuta memoria, dimostrando come l’equazione occhi visione non sia sempre vera: non basta avere la vista per vedere e capire il senso delle cose o, in altri termini, per non vedere non è obbligatorio essere ciechi o chiudere gli occhi. Le cose, i ciechi le vedono a memoria. Alcuni dei piu’ grandi poeti erano non vedenti, a cominciare da Omero e poi Milton, oltre a Borges. La disabilita’ sembra aver favorito la nascita di un mondo interiore ancora piu’ affascinante dell’altro. Del resto, nell’antichita’, erano cieche le indovine, che non dovevano vedere l’apparenza del mondo, ma la sua essenza. Certamente la quasi totalita’ dei non vedenti firmerebbe per poter riacquistare la vista, ma ci sono stati alcuni casi in cui individui che sonon tornati a vedere hanno manifestato grande disagio. A volte passare da un mondo buio ad uno luminoso potrebbe essere traumatizzante. Un signore britannico, cieco dall’eta’ di 10 mesi e poi operato con successo all’eta’ di 52 anni, riacquisto’ la vista, ma perse l’umore. Descritto prima come allegro, autosufficiente e dinamico, entro’ in depressione dopo l’operazione. Da cieco non temeva il traffico londinese, attraversando la strada con il suo bastone magico teso davanti a sè, ma quando torno’ a vedere aveva bisogno di 2 accompagnatori per attraversare ai semafori.  Alla sera poi, quando calavano le tenebre, era preso da una terribile sensazione di dèja’-vu, perchè i contorni delle cose sfumavano e annegavano nell’ombra.

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