MADEIRA

Era da poco iniziato il 700 quando, dopo una lunga navigazione atlantica, un vascello fece ritorno sull’isola portoghese con il suo carico di vino invenduto. Si temeva che dopo tutto quel girovagare fosse diventato aceto, invece, grazie alla maturazione accelerata, aveva raggiunto un carattere straordinario che ne aumentava il pregio. Oggi l’effetto equatore si ottiene in modo meno romantico: 3 mesi di cantina riscaldata, anzichè la stiva di una nave. Il nome di questo nettare è la nostra destinazione: Madeira. L’avventura viticola descritta non è l’unica storia dell’isola. Questo enorme scoglio, piazzato nel mezzo dell’Atlantico a 600 Km dalla costa africana e a 850 da quella portoghese, è sempre piaciuto ai viaggiatori inglesi. La temperatura mite tutto l’anno, i giardini tropicali del capoluogo Funchal e la corrente del Golfo che non fa mai scendere la temperatura dell’acqua sotto i 18 gradi sono solo alcune delle ragioni. Non mancano i musei, che possono competere con quelli continentali, e il piu’ grande roseto del mondo. Il magnate JOe Berardo, accanito collezionista d’arte e nativo di Madeira, espone spesso nel museo cittadino le opere di sua proprieta’: Picasso, Andy Warhol, Dali’ e Bacon. Agli inglesi, anche oggi, continua ad essere servito il tè sulla terrazza del Reid’s Palace, il mitico albergo dove soggiorno’ Churchill. L’isola, infatti, non ha smesso di miscelare lo charme di un Portogallo esotico con l’aplomb di una colonia britannica. Dopo il matrimonio tra Carlo I e la portoghese Caterina di Braganza, nel 1650, i sudditi della corona inglese ottennero l’esclusiva per la vendita del celebre vino nelle colonie. L’occupazione commerciale termino’ nel 1814, ma il british style dura.  Si comincia a scoprire Madeira da Funchal, la capitale che guarda l’oceano. Dappertutto jacarande in fiore, cespugli di strelizie e calle. Un percorso profumato da un monumento all’altro. Da non perdere il teatro municipale Baltazar Dias, un’architettura in legno del 1888 progettata anche da Luigi Marini. Il Mercado dos Lavradores, con diversi ordini di colonne, va visto il venerdi’ mattina, quando arrivano i contadini con i prodotti freschi delle campagne: manghi, papaie, frutti del filodendro, banane gialle e rosse, patate dolci e tantissime prelibatezze tropicali. Senza contare tonno,  pesce spada e gamberetti. Nella zona vehla della citta’, a pochi metri dal mare, la Fortaleza de Sao Tiago ospita il museo d’arte contemporanea tanto caro a Berardo. Sempre al magnate si deve il Monte Palace, un museo in cima ad una collina dove un tempo abitavano le famiglie piu’ ricche. Si raggiunge dal centro in filovia. Per rientrare, invece, si possono scegliere i tipici carros, gli slittoni di legno guidati da 2 conducenti che scendono a rotta di collo per stradine ripidissime. La capitale Sè, in stile manuelino, il rinascimento portoghese, insieme al Giardino botanico, 2000 varieta’ di piante e rose, e al convento di Santa Clara, chiude la visita della citta’. La sosta finale è in  Piazza del Municipio, lastricata di pietra lavica e circondata dal palazzo comunale del 1758, da quello dell’arcivescovado, museo d’arte sacra, e dalla chiesa di Sao Joao. Per concludere in dolcezza, potrete visitare la fabbrica di biscotti Santo Antonio. A pochi minuti dalla capitale c’è il villaggio di pescatori Camara de Lobos, con casette bianche e barche colorate, dove Churchill trascorreva le su vacanze dedicandosi alla pittura. Cabo Girao è un vertiginoso balcone panoramico a 580 metri. A Ribeira Brava si puo’ prendere la strada che taglia l’isola, entrare nel Canyon per la serra de Agua e ammirare i tipici palheiros, le casette con i tetti aguzzi. Al di la’ del Pico Ruivo si sbuca sulla costa nord passando per Sao Vicente. Da qui parte un itinerario costiero molto scenografico, alternativo alla strada principale: vento teso, onde gigantesche e correnti turbinose, lungo quello che è considerato uno dei percorsi piu’ selvaggi dell’isola. Si incontreranno gallerie buie e ciottoli neri mescolati ad acqua cobalto, dove i surfisti si perdono e le sagome inquiete di giganteschi faraglioni fendono il cielo. Puntando invece verso ovest, a Porto Moniz, sulla punta piu’ settentrionale dell’isola, ci si puo’ concedere un insolito relax: le piscine naturali scavate nella roccia di lava nera, che si gonfiano e si svuotano con il gioco delle maree. molti i vip che hanno visitato l’isola da quando, nell’800, divenne la sosta privilegiata per i passeggeri dei grandi transatlantici in rotta per l’America e il Sud Africa: dall’imperatrice d’Austria a George Bernard Shaw, da Edoardo VII a John Huston e Gregory Peck, per le riprese del film Moby Dick.

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