VELIA LA CITTA’ DEI FILOSOFI

Di Velia, anticamente chiamata Elea, molti avevano sentito parlare: tra le sue mura era nata la scuola eleatica, autentica palestra del pensiero antico. Nell’agora’ pensatori come Senofane, Parmenide e Zenone avevano distillato la loro sapienza, circondandosi di allievi e, a volte, pagando con la vita l’attaccamento alle loro idee. Eppure nessuno, fino alla seconda meta’ del XIX secolo, sapeva dove si trovasse. Gli archeologi discutevano tra loro, dando via libera a 1000 congetture. Fino al 1882, quando fece la propria comparsa lo studioso Francois Lenormant. Lenormant, che viaggiava spesso nell’Italia meridionale alla ricerca di vestigia della Magna Grecia, intui’ che sotto un castello costruito dai Normanni su un poggio della costa del Cilento, a sud della foce del fiume Alento, sorgeva una citta’ risalente al 6° secolo a.c. Pubblico’ un libro sull’argomento e 7 anni dopo giunse sul posto, per incarico dell’istituto archeologico germanico, lo studioso Schlevining, che abbozzo’ una pianta della citta’. I primi scavi vennero realizzati nel 1927 da un’equipe guidata da Amedeo Maiuri. Ora di Elea si sa quasi tutto: che venne fondata dai focesi nel 535 a.c., dopo che la loro citta’, in Anatolia, era stata rasa al suolo dall’esercito persiano. Le cose, dopo la partenza dalle rovine di Focea, non erano sempre andate per il verso giusto. Dopo aver vagato a lungo nel Mediterraneo i focesi raggiunsero Marsiglia. Alcuni si fermarono; altri, insoddisfatti della sistemazione, ripresero il mare, raggiunsero la Corsica e fondarono Alalia, facendone una base per incursioni piratesche. Sconfitti dagli etruschi raggiunsero reggio Calabria, da dove, spostandosi, questa volta via terra, raggiunsero, poco distante dalla foce dell’Alento, il villaggio italico di Yele. La vicenda intera è confermata da numerosi storici.  A fare di Elea uno dei piu’ importanti centri della Magna Grecia, e dell’intera antichita’, furono i filosofi. Il fondatore della scuola che si sarebbe chiamata eleatica fu’ Senofane: non  un grande pensatore, riteneva, tra l’altro, che la Luna fosse abitata, ma a lui va ascritto il merito di avere fatto della neonata citta’ un centro di pensiero. Dopo Senofane venne Parmenide, il primo a intuire che la Terra è rotonda; il terzo dei grandi filosofi di Elea fu’ Zenone, il padre della dialettica, che pose in cima ai valori dell’umanita’ la virtu’. Venuto a contrasto con Nearco, tiranno della citta’, venne condannato a morte. Con estrema crudelta’ Nearco ordino’ che venisse pestato in un mortaio. Il castello normanno che forni’ a Lenormant l’intuizione che avrebbe portato alla scoperta di Elea era stato edificato proprio sull’acropoli della citta’, dove sorgeva un grande tempio dedicato ad Atena. Tra le rovine portate alla luce spicca la Porta rosa, edificata tra il quarto e il terzo secolo a.c., che è la meglio conservata porta di tutta la Magna Grecia. Alla base dell’acropoli si trovano i resti dell’antico teatro greco, ristrutturato in epoca romana; poco piu’ oltre sorgevano le terme, molto frequentate dai romani, che si recavano ad Elea, da loro ribattezzata Velia, per passare le acque. I rapporti fra Elea e Roma furono sempre buoni e furono molti i cittadini di Roma che a Velia si fecero costruire lussuose ville. Le acque termali avevano fama di essere curative e molti romani illustri, tra i quali Cicerone e Orazio, vi ritrovarono effettivamente la salute. Le terme, risalenti al secondo secolo a.c., erano tra le piu’ sofisticate del tempo: suddivise in calidarium, tepidarium e frigidarium, mostravano un pavimento istoriato di animali marini. Elea non ebbe, nei suoi 13 secoli, vita facile. Distrutta 4 volte da alluvioni e altri cataclismi naturali, venne sempre ricostruita. Neppure i pirati saraceni, che la rasero al suolo nel 9° secolo d.c., riuscirono ad allontanarne gli abitanti. Ma quando il porto, che per secoli, favorendo i commerci, aveva determinato la prosperita’ di Elea, venne invaso e reso inservibile dai detriti portati a valle dal fiume  Alento gli eleatici se ne andarono, abbandonando Elea al proprio destino. E per altri secoli, pur sapendo che era esistita, nessuno l’aveva mai localizzata. Ai nostri giorni le rovine di Elea sono a disposizione dei visitatori. Per raggiungerle bisogna prender l’autostrada per reggio Calabria, uscire a Battipaglia e proseguire per Marina di Casal Velino o Marina di Ascea. Una volta negli scavi percorrendo la via del porto si raggiungera’ un piazzale nel quale si trova il Pozzo sacro, che nell’antichita’ accoglieva doni e offerte votive. Particolarmente interessante anche la visita alle terme, e alla gia’ citata Porta rosa, il piu’ grandioso edificio antico esistente in Magna Grecia. Percorrendo l’agora’ non si potra’ non riandare c on il pensiero a Zenone di Elea, uno dei maggiori pensatori del tempo antico. E’ probabile che, visitando il luogo nel quale dispenso’ le perle del suo sapere, si venga colti dal desiderio di riprendere in mano gli ormai dimenticati testi di filosofia. E domandarsi, ancora una volta, come fosse possibile, in virtu’ della logica, che il piè veloce Achille non riuscisse mai a raggiungere la tartaruga.

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