IL TABU’ DEL SANGUE

” Bevi, che fa sangue.”; quante volte, nelle sagre di paese, si è sentita questa frase, che metteva in relazione il vino con la salute e la vigoria fisica. Il sangue è stato spesso associato a tutto cio’ che è ricostituente: una buona bistecca al sangue dovrebbe far tornare colore e vitalita’ a chi è pallido ed emaciato. E’ un residuo del vissuto carnivoro del genere umano. i nostri piu’ lontani progenitori divoravano carne cruda, prima di essere in grado di produrre e controllare il fuoco e, qualche volta, non erano solo gli animali ad essere mangiati. Forse per questo nel Deuteronomio si prescrive di non mangiare il sangue, poichè il sangue è la vita e non mangerai la vita con la carne. Con la Bibbia comincia quel sacro orrore del sangue,  quel tabu’ che percorre tutto il giudaismo e si ripropone nel cristianesimo, in modo rovesciato, con il culto del prezioso sangue di Gesu’. Oggi, malattie come l’Aids stanno perpetrando questa atavica repulsione, ma non è sempre stato cosi’. Bandito dalle mense e versato nei sacrifici, il piu’ prezioso liquido del nostro organismo ebbe, dal Medioevo in poi, un ruolo di primo piano nella simbologia del Cristianesimo, attributo necessario dell’ecce homo martoriato dai pagani. Il preziosissimo sangue fu’ parte integrante delle fantasie di mistici e visionari, che desideravano imitare il martirio di cristo, versando il proprio sangue e bevendo simbolicamente il suo, nel sacrificio dell’eucarestia. Ma l’idea di dare e assumere sangue non era certo nuova e appannaggio esclusivo della religione. L a terapia ematica additiva e quella sottrattiva, il salasso, affondano le radici nella filosofia greca. Ai 4 elementi di Empedocle, fuoco, terra, acqua, aria, Ippocrate fa infatti corrispondere i 4 umori del corpo, sangue, flegma, bile nera e bile gialla. La salute, correlando microcosmo umano e macrocosmo, dipendeva quindi dall’armonia di tali umori. un eccesso o un difetto di sangue faceva insorgere la malattia. Le terapie ematiche additive, cio’ le trasfusioni, sono un concetto gia’ rinascimentale. Marsilio Ficino, che visse alla corte di lorenzo De Medici a Firenze, pensava che l’assunzione di sangue, anche per via orale, potesse risanare gli uomini da qualunque male e addirittura servisse vampirescamente per ringiovanire gli anziani. Ovviamente occorreva che si prestasse all’uopo un donatore giovane, che godesse di ottima salute e fosse naturalmente consenziente. Ficino raccomandava la malato di assumere una o due once di sangue da una vena aperta nel braccio sinistro, a digiuno di cibo e bevande e con la luna crescente. Questo servizio Avis ante litteram era vivamente raccomandato, soprattutto dopo i 60 anni, quando è facile, dice Ficino, che l’albero umano si inaridisca. Questa cieca fiducia nelle proprieta’ taumaturgiche ematiche non si esaurisce con il Rinascimento. Nella Parigi prerivoluzionaria, a meta’ del 700, si diffuse la voce di una brutta storia per cui la polizia andava in giro a rapire bambini per poterne cavare il sangue. Sarebbe dovuto servire a un principe di casa reale per speciali bagni in grado di curare la sua lebbra. Un completo rovesciamento di ruoli rispetto alla medievale figura del re taumaturgo, come Luigi IX, in grado di guarire gli scrofolosi imponendo loro semplicemente le mani sul capo. Evidentemente la monarchia era in crisi, come di li’ a qualche anno avrebbe dimostrato madama ghigliottina. Non solo in ambito europeo, tuttavia, il rapporto con il sangue è cosi’ stretto. I masai, pastori nomadi che si spostano fra Kenya e Tanzania, seguono una totale dieta vegetariana tranne per una cosa a cui non sanno resistere; una specie di frullato di latte di mucca e sangue di cui vanno ghiotti. Il sangue lo si prende direttamente dalla giugulare della preziosissima mucca, a cui viene praticato un taglietto e prelevato alla spina: sara’ poi cura del buon pastore ritappare la ferita con un apposito miscuglio emostatico di terra ed erbe medicinali. Tra i masai tutti, dai poppanti agli ottuagenari, hanno diritto alla loro razione. I piu’ piccoli la assumono in piccole zucche, svuotate e tempestate di perline multicolori, che hanno la funzione dei nostri biberon. Nella societa’ di oggi, invece, entrati ormai nel XXI secolo, si è registrata una svolta culturale, che ha ridato al sangue una connotazione negativa, o quanto meno pericolosa. Dal mito della trasfusione benefica e tonificante, praticata da molti esponenti della bella societa’, si è arrivati a raccomandare l’auto trasfusione e l’avvento dell’era dell’aids ha determinato perfino il sorgere di banche del sangue, in cui ognuno, a pagamento, puo’ depositare il proprio plasma che verra’ conservato e restituito in caso di bisogno. Oppure, come extrema ratio, si ricorrera’ al sangue artificiale. la prima sostanza utile in questo senso fu’ il Fluosol DA20, sperimentata su testimoni di Geova in USA e Germania. Era un’emulsione di molecole di perfluorocarbonio in grado di legare ossigeno e anidride carbonica e fu usata solo per ridurre il danno ischemico nelle operazioni di angioplastica.Ma sono ancora lontani i tempi in cui, come tanti robot, gli esseri umani potranno sostare davanti a distributori di sangue artificiale e poi ripartire piu’ giovani di prima.

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