CAPITAN MALDINI UNA CARICA DI FAMIGLIA

Quando la Fifa, federation internationale de football association, festeggio’ il suo primo centenario e compilo’ una lista dove comparivano i nomi illustri del calcio internazionale, la Fifa 100, ossia quei campioni viventi ai quali si doveva il prestigio di questo universo sportivo a parte, fra gli eletti appariva anche Paolo Maldini. Nato a Milano nel 1968, è una sorta di figlio d’arte, essendo il padre l’ex calciatore e allenatore triestino Cesare Maldini. Proprio Cesare si era ritirato dalle scene l’anno prima che nascesse il figlio, dopo una carriera di tutto rispetto iniziata tra le file della triestina, di cui divenne capitano, per poi passare al Milan, e anche qui gli fu conferita la stessa carica, e concludere l’ultima stagione con il Torino. Poi arrivo’ Paolo e per qualche tempo il campo verde non fu la sua principale occupazione. mentre il ragazzino cresceva, Cesare riprese la sua antica passione in qualita’ di allenatore dando vita ad una nuova seconda carriera, ricca di impegni e soddisfazioni. Con questo illustre precedente è quasi impossibile non provare il desiderio di seguire le orme di famiglia. Cosi’, quando era ancora piccolo, Paolo inizio’ a giocare nella squadra della sua citta’ natale, il Milan, alla quale rimarra’ sempre legato dall’inizio alla fine della sua avventura calcistica, fatto straordinario nel cursus honorum di un  calciatore. A 10 anni si ritrovo’ quindi nelle giovanili rossonere e da allora inizio’ a rivestire il ruolo di difensore, terzino sinistro per la precisione. La sua prima volta in serie A fu’ nel 1985, l’anno dopo fu arruolato ufficialmente con il numero 3 tatuato nel retro della maglietta e da li inzio’ la sua parabola in costante ascesa, ma mai fuori dalle righe, in nessuna circostanza. Giocatore veloce, intelligente, versatile e ligio al dovere, si guadagno’ la stima sia dal punto di vista sportivo che da quello umano e morale, e le sue eccezionali qualita’ furono premiate prima nel 1994, quando divenne capitano della nazionale, e poi bel 1997 quando venne designato erede, per la seconda volta, della stessa fascia che era stata di un altro fuoriclasse: Franco Baresi. Ha vissuto moltissimi momenti d’oro, uno in particolare forse piu’ significativo di altri quando, nel 2003, brandendo la Coppa Uefa grazie alla vittoria nella Champion league, ripetè lo stesso gesto che 40 anii esatti prima anche il padre, nella medesima situazione, aveva compiuto in qualita’ di capitano. Maldini è a tutti gli effetti un uomo da record che ha potuto collezionare proprio grazie alla scelta di non tradire mai la sua squadra per 25 anni. In totale infatti sono 26 i riconoscimenti passati nelle sue mani: oltre ai 2 gia’ citati, ha vinto altri 4 Chamion League o Coppe dei Campioni, 5 sono anche le Supercoppe europee, 2 quelle Intercontinentali, per non parlare dei 7 scudetti, altre 5 Supercoppe italiane e una Coppa Italia. Il suo apporto tecnico psicologico fu’ fondamentale anche in nazionale. Esordi’ per la prima volta nell’Under 21, convocato dal padre. Chi meglio di lui poteva conoscere le doti tattiche del giovane ragazzo e dargli fiducia, ma anche il passaggio nella squadra principale non affievoli’ le speranze che si riponevano in lui e con addosso la maglia azzurra scese in campo per ben 126 partite accumulando un palmares che comprendeva una medaglia di bronzo ai Mondiali di Italia 90, un argento ai Mondiali degli Stati Uniti nel 1994 e 2 argenti agli Europei, uno dei quali ottenuto con l’Under 21. Alle prestazioni di un difensore certo non si richiede di fare gol, ma nella sua carriera anche Paolo ne ha segnato: 29 in serie A, per l’esattezza, tra i quali una storica doppietta e 7 gol in nazionale. E’ sceso per l’ultima volta in campo con il Milan nella primavera del 2009: era la 902sima volta che lo faceva, un primato ancora imbattuto e che probabilmente rimarra’ insuperato ancora per un po’. La lunga e fortunata carriera di paolo Maldini è stata encomiata in ogni parte del mondo tanto da essere additato come promotore di una delle pagine piu’ belle e impeccabili della storia del calcio. Nell’anno dell’addio al campo verde il quotidiano iberico Marca ha voluto rendergli omaggio tributandogli la Marca Leyenda per l’ineguagliabile carriera e il palmares. Sarebbe stata una specie di strascico d’autore se avesse accetytato per la stagione successiva 2009\2010 di riscendere in campo, milanista s’intende, per ovviare alle molte defezioni della squadra rossonera, ma l’ex capitano non se l’è sentita. Non è da escludere che gtra qualche tempo, dopo che finalmente si sara’ goduto a fondo l’incanto della vita familiare, lo rivedremo di nuovo in prima linea, non piu’ a inseguire un pallone, ma forse ai margini del campo a dare indicazioni ai giocatori, in una seconda, e sicuramente brillante fase di vita, cosi come fece anche il buon Cesare, se buon sangue non mente.

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