LA FOLLE PARTITA DI DEAUVILLE

Montecarlo, Deauville, Cannes…la fantasia del giocatore corre alle case da gioco  che sono state il cuore di queste località. Quante volte questi casinò si sono  invece trasformati in quadrati sui quali si fronteggiavano, in combattimenti spesso drammatici, gli eroi del grande gioco d’azzardo?  Mancava la pubblicità murale, d’accordo, ma noblesse oblige e un grande giocatore non può scendere al livello di un pur intrepido torero o di un pugilatore, anche se campione del mondo. Chi non mancava, invece, era il pubblico: un magico tam tam, comprensibile solo dagli iniziati, diffondeva per le strade, negli alberghi, alle corse, l’informazione: ” Questa sera Vagliano incontra Hennesy….  le Dolly Sister tengono banco….è arrivato Matossian”. E i fans si presentavano all’appuntamento, con lo stesso spirito dei tifosi del Real Madrid in una finale di Champion’s League o degli ammiratori del grande Vasco Rossi che si esibisce allo stadio. Gli spettatori al casinò sono poche decine, naturalmente, ma il giorno dopo tutti i giornali parleranno della grande sfida,  finita col passaggio di una fortuna da un portafoglio ad un altro e nessun’altra atmosfera sarà mai stata tanto densa di tensione come quelle sere in cui, in uno sbigottito silenzio, pallidi voyeurs in smoking avranno assistito alla corsa al massacro dei giganti del tout va. E lo spettacolo raggiunge il massimo dell’emozione perchè nell’arena non ci sono un cristiano e un toro, ma 2 uomini, e il duello è spesso mortale. Sono serate in cui anche l’aria ha la febbre; non si affrontano 2 pugilatori, uno dei quali prevarrà per forza o intelligenza maggiore secondo un ragionevole susseguirsi di eventi e infine la palma andrà al più degno. No: qui tutto è affidato al caso. Un razionalista inorridirebbe, ma quanti di costoro hanno mai messo piede in una casa da gioco? Qui vengono i pazzi, i cavalieri della fantasia, i forsennati disposti a giocarsi la vita sul colore di una carta. Non c’è posto per chi ha i piedi per terra.Il demone del gioco! Sembra un’immagine stiracchiata ad uso dei comitati parrocchiali, la minaccia stereotipata volta a tener lontano il rurale dal tavolo di scopa, il grido d’allarme del moralista che non sa d che colore siano le picche, E  invece, no! Esiste. Ma è come l’amore tenace ” ch’a nullo  amato amar perdona “. Ed è anche come la morte, colpisce a caso. Colpì anche Andrè Citroen che, evidentemente, non era interessato alla vincita al gioco. Guadagnava largamente di che togliersi ogni capriccio, magnate dell’industria com’era, e quindi una spiegazione logica del suo comportamento può solo mettersi in relazione col desiderio di emozioni, se mai può esserci un motivo ispiratore della passione per il gioco. Citroen perse spesso cifre considerevoli, ma la buttò sempre sul ridere: ”  Domani tutti parleranno di me e compreranno più automobili della mia fabbrica “. Era il suo commento abituale, di precursore dei pubblicitari.  Quella sera, una dolce notte d’estate della fine degli anni 20, Citroen si trovò a giocare, da solo, contro Zographos, il numero uno della banda dei greci, un gruppo di giocatori che sfidavano in continuazione l’universo giocante e che, al tavolo da gioco, non avevano paura di nessuno. Gli altri partecipanti alla partita si erano ritirati, chi pago delle perdite, chi in area di parcheggio in attesa di un cambio del vento, ma nessuno aveva abbandonato il suo posto: erano i privilegiati, seduti sulle poltrone di ring che vivevano la sfida al destino lanciata da 2 uomini di ghiaccio. Tutta la Deauville che conta è lì, dietro le transenne, e non si sente volare una mosca. S’ode solo il rumore delle carte sfilate dal sabot, il tintinnio dei gettoni e le magiche parole del rito: ” Carte! Huit a la banque! Baccarà! “. La moglie di Citroen, cui è giunto il sentore della grande partita, ha lasciato il suo tavolo alla Boite del casinò ed è salita sino alla porta del privè, m si è vista respingere da un valletto costernato, ma impegnato a difendere uno dei dogmi  della religione del gioco: le signore non hanno accesso ai tavoli del privè. Ma qualcuno esce dalla sala e la perdita di Citroen comincia ad assumere contorni: si parla di record. Angosciata la donna si rivolge al proprietario del casinò, che non può prometterle altro che farà subito giungere a suo marito il messaggio che la moglie gli affiderà. E la donna scrive nervosamente su un foglio di carta una parola, una parola sola: ” Combien ? ” ( Quanto ? ). E questa l’ambasciata che Cornuchè si appresta a portare al grande industriale.  Una parola che egli ha sentito migliaia di volte, quasi sempre con accenti di disperazione, una parola che è stata il preludio di mille tragedie. Ma quando Cornuchè varca la soglia del privè trova Citroen sui suoi passi. La partita è finita e la risposta al ” Combien’ ” è: ” 13 milioni di franchi “. Un bel po di ville, di scuderia, di panfilo e soprattutto di azienda. ” Madame ” ha una crisi di nervosismo e si aggrappa al braccio di Zographos: ” Rendetegli il suo denaro!”, ma la risposta del greco è fredda e tagliente: ” Signora, se vostro marito mi avesse vinto 13 milioni di chiedereste di ridarmeli?”. Le banche chiederanno i cordoni delle loro borse a Citroen, ma l’industriale supererà il malo passo, anche se, alla fine, dovrà disfarsi della fabbrica. Ma forse il giocatore ha esaudito uno dei suoi desiideri: quello di entrare nella leggenda di Deauville.

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