IN ATTESA DEL MIRACOLO

Quando siamo bambini crediamo alle favole. Le nonne, o le balie, ci parlano di Cappuccetto Rosso e di Cenerentola, di Biancaneve e della strega cattiva, della piccola fiammiferaia e dei fratellini Hansel e Gretel: noi sgraniamo gli occhi, in attesa di prendere sonno, e vediamo quei personaggi proiettandoli , con la fantasia, nel mondo reale. Ne facciamo persone vere e crediamo in loro come crediamo in Babbo Natale. Quando smettiamo di credere, solitamente verso i 7\8 anni, superata la delusione incominciamo a guardare la realtà, prendendone lentamente possesso. Non tardiamo a renderci conto che il mondo non assomiglia per niente al mondo delle favole: i cattivi esistono e, a differenza dei draghi e delle streghe, che scomparivano grazie ad un magico sortilegio, continuano a imperversare, rendendoci la vita difficile. Continuiamo, però, a credere nei miracoli. Che possono essere miracoli di vario genere, ma tutti basati esclusivamente sulla nostra credulità. Siamo convinti, per esempio, che esista il grande amore. Trascorriamo l’adolescenza in attesa della comparsa all’orizzonte dell’anima gemella, la persona che, con un sorriso e una carezza, ci condurrà nel paradiso dell’eterna felicità. Di solito, dopo l’ennesima esperienza negativa, ci convinciamo che il grande amore non esiste e ci accontentiamo di quello che passa il convento. Non tutti però: ci sono persone, di entrambi i sessi, che continuano a sognare l’anima gemella anche nell’età matura. Hanno i capelli bianchi, le vene varicose e le ossa che scricchiolano, ma non cessano di sperare. In fondo, sono fortunati: la capacità di illudersi aiuta a vivere. Superata la fase del grande amore, la nostra fiducia nei miracoli si dirige verso altri traguardi. Accendiamo il televisore e crediamo ciecamente a chi ci assicura, con voce calda e sorriso suadente, che quel dato detersivo lava più bianco degli altri. Il mondo della pubblicità, con i suoi fantasmi e le sue edulcorate visioni, ci affascina. In effetti i persuasori occulti della pubblicità il loro mestiere lo sanno fare molto bene. Rinserrati nelle loro stanze dei bottoni ci fanno conoscere un mondo nel quale tutti sono belli, giovani e felici. La tradizionale massaia, un po grassa, un po trasandata, rossa in volto e dalle mani screpolate dai faticosi lavori domestici, non esiste più: il suo posto è stato preso da una splendida fanciulla perennemente fresca e riposata, pettinata come se fosse appena stata dal parrucchiere, che sbriga i fastidiosissimi mestieri di casa sorridendo beata, quando non canta una canzoncina. Il capofamiglia non è certo da meno. Invece del solito signore con le rughe, la faccia stanca e l’espressione perennemente afflitta che vediamo ogni giorno nelle strade o sui mezzi pubblici, il mondo della pubblicità ci propone giovanotti atletici e in splendida forma, che dopo 8 ore di scrivania, o di estenuanti incontri con potenziali clienti, coriacei come mastini, sembrano appena usciti da una seduta in palestra. Sprizzano salute e buonumore da tutti i pori, comunicandoci gioia di vivere e ottimismo. Inevitabilmente ricominciamo a credere nei miracoli: che quella data acqua di colonia ci renda irresistibili, che quell’after shave faccia andare meglio i nostri affari, che quella macchina ultimo modello ci trasporti sulle strade di un mondo fatto di pura bellezza. Anche se, nella parte più segreta dei nostri pensieri, sappiamo perfettamente che sono tutte frottole, imbonimenti per convincerci a spendere di più, ci piace illuderci. In fondo è gratificante sperare che, adottando quel dato dentifricio o sottoscrivendo quella certa polizza di assicurazione, la nostra vita cambierà da un giorno all’altro, naturalmente in meglio. Altrettanto gratificante è credere alle promesse degli uomini politici, che si impegnano a risolvere, in cambio del nostro voto, tutti i problemi che ci affliggono. Sappiamo benissimo che la cosa è impossibile: per uscire di colpo dalle attuali difficoltà sarebbero necessario un miracolo vero, del genere moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma miracoli del genere nessuno, ai nostri giorni, è più capace di compierli. Eppure, fiduciosi come bambini la notte della Vigilia di Natale, noi continuiamo ad attendere. Senza neppure sapere che cosa, in realtà, stiamo aspettando: forse gli extra terrestri, che scendano dalle loro scintillanti astronavi per portarci benessere ed eterna felicità. In fondo, però, sono proprio queste illusioni che ci aiutano a vivere. Se ci abbandonasse anche la fiducia nei miracoli e se ci soffermassimo a pensare che la nostra vita scorrerà sempre così, con pochi alti e bassi sempre più frequenti, cadremmo in preda alla disperazione più nera. E’ la speranza nel miracolo che ci aiuta a tirare avanti, nonostante le tegole che, giorno dopo giorno, si abbattono sulla nostra testa. Ecco, forse l’unico, autentico miracolo è proprio questo: che nonostante l’amarezza della nostra condizione umana, le malattie, i problemi, le guerre che scoppiano dappertutto, i debiti e le delusioni alle quali il prossimo ci sottopone continuamente, riusciamo a continuare a sperare. Se non è un miracolo questo…

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