JUAN MANUEL FANGIO, UN MITO IN FORMULA UNO

E’ il 12 ottobre 2003, quando un certo Michael Schumacher raccoglie il testimone di un uomo che era divenuto una leggenda, battendo a Suzuka il primato del pupillo dell’Argentina, passato alla storia con 24 vittorie, 35 podi, 28 pole position, 48 partenze dalla prima fila, 23 giri veloci e 5 titoli iridati. Juan Michael Fangio nasce il 24 giugno 1911 a Balcarce, in Argentina, da una famiglia di emigrati italiani provenienti dall’Abruzzo. Al termine delle elementari viene assunto in una piccola bottega di lavorazioni meccaniche dove comincia a coltivare il sogno di correre in auto, sogno che realizzerà al termine del servizio militare, aprendo un’officina con il fratello Ruben e partecipando a corse locali su lunga distanza. All’età di 18 anni Fangio disputa la sua prima gara in veste di co pilota con una Ford che fino a poco prima era un taxi e a 25 siede al posto di guida per la prima volta. Juan Manuel inizia a mettersi in luce, tuttavia la sua vettura è datata e l’onere economico delle gare troppo elevato rispetto ai risultati, così, ben presto, si desta in lui uno scoramento che lo porta a pensare seriamente al suo ritiro dalle piste. Ma, proprio quando gli eventi sembrano mettere fine alle sue speranze, accade l’impensabile: gli abitanti di Balcarce fanno una colletta e gli regalano una Chevrolet, un po vecchia, probabilmente, ma abbastanza potente da permettergli ancora di ottenere qualche soddisfazione Ottiene una vittoria nel Gran Premio del Norte, una delle più stravaganti gare su lunga distanza. Su e giù per il SudAmerica, parte da Buenos Aires, sale le Ande fino a Lima, quindi attraversa il Perù fino a tornare alla capitale argentina per un totale di 10000 Km, a tappe giornaliere, percorsi nell’arco di 2 settimane, senza l’ausilio di meccanici esterni e, quindi, con la necessità di effettuare da sè le necessarie riparazioni. Nei 2 anni successivi alla prima vittoria del 1939 si laurea campione argentino. Sul finire del secondo conflitto mondiale, grazie all’Automobile Club argentino e all’appoggio del governo del generale Peron, viene mandato in Europa per proseguire quella che diventerà una straordinaria carriera automobilistica. Nel 1949 ottiene 6 primi posti, fra cui uno nel Gran Premio di Monza dove concorre con una Ferrari 125, acquistata grazie a un facoltoso connazionale, che gli consentirà l’ingresso alla Squadra ufficiale dell’Alfa Romeo, la più forte del momento, nonchè il sommo piacere di disputare la prima edizione del Campionato Mondiale di Formula Uno. Il 13 maggio 1950 sul circuito di Silverstone prende il via ufficialmente la prima gara delle 7 in programma: ogni casa costruttrice dispone di 4 o 5 vetture e di altrettanti piloti; la vettura che già dai primi giri si rivela essere la più efficiente è l’Alfa 158, detta Alfetta, affidata a Nino Farina, Luigi Fagioli, Reginald Parnell e al 39enne argentino, quasi sconosciuto, Juan Manuel Fangio. Le 4 vetture fanno il vuoto, Farina ottiene il podio mentre l’argentino è costretto al ritiro a metà gara per noie tecniche: l’Alfa Romeo dovrà rinunciare al poker limitandosi al terzetto vincitore. Le restanti gare danno origine a un duello Farina Fangio che si risolverà solo all’ultimo con la sconfitta di Fangio costretto per un guasto tecnico addirittura a cambiare vettura. L’argentino si rifarà l’anno successivo con la 159, dopo un intrigante duello con la Ferrari di Alberto Ascari, vincendo il primo dei suoi 5 titoli iridati. Il 1952 lo vede protagonista di un grave incidente causato probabilmente dalla stanchezza provocata dal lungo viaggio notturno effettuato dopo la gara di Belfast nel tentativo di arrivare in tempo per la successiva di Monza. La mezz’ora di ritardo lo costringe a partire dall’ultima fila e la stanchezza non gli permette di mantenere il controllo della vettura che finisce su un cumulo di terra cappottandosi. Tornato alla Formula Uno nel 1954, trionfa con la Maserati nei primi 2 appuntamenti, quindi passa ala Mercedes con la stupefacente W196 che lo conduce al secondo titolo di campione del mondo e 8 vittorie di Gran Premi della stagione. Nel 56 passa alla scuderia Ferrari forse perchè, a causa della tragedia di Le Mans, la casa di stoccarda abbandona le corse, ma il rapporto con Maranello è tormentato da litigi e sospetti e, dopo aver ottenuto un’altra corona iridata, ricambia casacca e torna alla Maserati, conquistando il quinto titolo mondiale della carriera, il quarto consecutivo, ottenuto con l’epica impresa sul circuito di Nurburgring in Germania, superando, a una velocità eccezionale, il suo rivale Mike Hawthorn all’ultima curva. Appagato dai suoi successi, si ritira dopo il Gran Premio del 58 che lo vede piazzato in 4° posizione, scosso peraltro dalla morte dell’amico Luigi Musso che gareggiava con la Ferrari. In seguito si prodigherà per la costruzione di un tracciato e di un museo storico dedicato all’automobile nella sua città. Lottatore nelle gare ma anche nella vita, dovrà combattere contro numerose malattie tra infarti e diabete e verrà infine sconfitto dalla polmonite che lo ucciderà in pochi giorni, chiudendo per sempre i suoi giorni di ghiaccio il 17 luglio 1995. Juan Manuel Fangio lascia un indelebile ricordo negli appassionati dell’automobile di tutto il mondo, ma soprattutto argentini, che lo hanno venerato tanto da farlo diventare protagonista di libri, film e persino di un tipo di tango.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...