A SPASSO PER TARANTO

Taranto antica se ne sta tutta raccolta sull’isolotto piatto che chiude, all’imboccatura del Golfo Jonico, il cerchio dei 2 mari interni: il mar piccolo e il mar grande. Su questo quadratino di terraferma, la storia ha tessuto una ragnatela di chiese, scalinate e palazzi nobiliari, stesa tra la sagoma allampanata della torre dell’orologio, le colonne smozzicate del Tempio di Poseidone, la mole torva del Castello Aragonese e la facciata barocca del Duomo di San Cataldo. 2 ponti, uno in pietra e l’altro, girevole, in cemento e ferro, collegano l’isola alla città moderna. Il primo corre verso le fauci degli Scilla e Cariddi di Taranto, i mostri industriali Ilva ed Eni. L’altro si è trasformato da simbolo della città in ideale via di fuga verso sud, in direzione delle spiagge del Salento. Paralizzata nel dilemma tra riconversione industriale e sviluppo del turismo, la vecchia Taranto vive oggi una timida rinascita. E’ in fase di progetto il recupero urbano dei pittaggi, i vicoli umidi e stretti tra cui si infila a stento la luce del sole. I meravigliosi tesori del museo archeologico sono tornati nel convento di san Pasquale dopo il lungo esilio a Palazzo Pantaleo. In un altro ex convento, quello di San Francesco, ha trovato accoglienza la sede staccata dell’Università di Bari, che ha un po rivitalizzato e svecchiato il centro storico. I sapori sono rimasti quelli di un tempo. Nella piana maturano le clementine e le arance bionde, dolci e gonfie di succo. La ricotta forte si affina in vasi di terracotta finchè non assume la sapidità necessaria per condire le orecchiette al ragù o essere spalmata sul pane abbrustolito. La pampanella, raro formaggio locale, viene rassodata nelle foglie di fico. E poi c’è il mare, con le sue alici da stipare in salamoia nelle sue capase, vasi di terraglia accatastati a torre uno sopra l’altro: serviranno a insaporire le verdure invernali, le cime di rapa strascinate o i finocchi saltati in tegame. I tarantini si battono per il risanamento del mar piccolo, dove ostriche e cozze erano allevate sui fasci di lentisco immersi nei fondali salmastri pullulanti di citri, sorgenti di acqua dolce che assicurano ai molluschi succo e sapore. E hanno ragione, perchè solo attraverso il recupero di queste tradizioni ambientali e gastronomiche, Taranto tornerà ad essere quella che è stata per millenni: una delle più affascinanti città dell’intera Puglia.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...