ECCLESTONE: DALLA FORMULA UNO ALL’IMPERO

C’era una volta un’epoca in cui l’automobilismo era solo uno sport, impegnativo, pericoloso ed entusiasmante, poi arrivò Bernie Ecclestone e si trasformò in un business dai fatturati eccezionali, degno delle più redditizie multinazionali e di cui è arduo ormai anche valutare le proporzioni. Il legame tra Bernie Ecclestone, uno degli uomini più potenti e influenti del Regno Unito, e la formula uno è da rintracciare nella sua infanzia, quando vede la luce la sua passione per le corse e le corse automobilistiche. Bernard Charles nasce nel 1930 in un piccolo paese del Suffolk, da una famiglia come tante. Anche lui sembra crescere, come molti altri ragazzi, senza amare particolarmente la scuola e i libri, tanto da voler iniziare subito a lavorare. Il padre allora gli trova un ingaggio nel laboratorio chimico di un’officina del gas, ma è chiaro che non è quella la sua strada. Il giovane Bernie preferisce di gran lunga cimentarsi con i motori e poter guidare una 2 ruote potente in qualche gara importante; ma questo è uno sport che richiede denaro, oltre che attitudine, e di soldi ne ha ancora troppo pochi. Intanto la guerra è finita e per racimolare quanto gli serve per realizzare il suo sogno inizia a vendere pezzi di ricambio per le motociclette. Questa sua prima attività, che sarebbe dovuta essere collaterale al mestiere di pilota, diventa imprevedibilmente una fonte cospicua di guadagni e Bernie ci sa talmente fare che fonda la sua prima società: la Compton & Ecclestone. Il suo fiuto per gli affari gli fa conquistare in breve il mercato nazionale, mentre i riscontri come pilota non lo portano molto lontano. Un incidente durante una gara gli fa aprire gli occhi e decidere per l’abbandono delle piste in modo da gestire gli affari a tempo pieno. Nel 1957 ci ripensa però e fa un ulteriore tentativo sia come manager, sia come proprietario di una scuderia e nuovamente come pilota. L’esperimento però si conclude in tragedia con la morte di uno dei suoi piloti e di nuovo Bernie abbandona l’automobilismo per riprovarci alla fine degli anni 60. E’ ancora lo schianto di uno dei suoi piloti a farlo desistere, ma nel 1974 entra nel direttivo di una delle più influenti associazioni di manager, la Formula One Constructor Association. Nel tempo l’associazione cerca di monopolizzare il panorama delle gare e di gestire il circo mediatico che gravita intorno a questo sport ponendosi come agguerrita alternativa alla Federazione Internazionale dell’Automobile, responsabile del Mondiale, la principale competizione automobilistica. Lo scontro prosegue senza tregua negli anni 80, ma alla fine si risolve nel 1987, quando a Bernie venne offerta la vicepresidenza della Fia con la gestione degli affari promozionali. Lui vende la scuderia e si trasforma in un imprenditore full time. La sua gestione rivoluziona la formula uno che diventa una fabbrica di denaro organizzata e strutturata dove gravitano sponsor, diritti televisivi, premi, contratti e ogni aspetto viene vagliato dal suo occhio lungimirante che tiene le redini con i più importanti gruppi automobilistici del mondo. E proprio in questo periodo che il suo patrimonio lievita notevolmente, i suoi interessi e i suoi investimenti si diversificano, senza tralasciare cospicue e chiacchierate donazioni alla politica. Bernie riesce a realizzare una serie di affari complicata e difficile da districare. Nel calderone entrano nomine di consiglieri, capitali, accordi tra soci e molto altro, creando una rete talmente intricata da originare scontri di interessi contrapposti. Ma risalendo la genealogia dell’intero sistema, è del tutto evidente che a gestire la maggioranza delle quote, e quindi ad avere il controllo sulla formula uno, e ancora il vecchio Bernie o comunque società legate alla sua famiglia. Ne sorgono dispute legali assai complesse che lo tengono impegnato in una continua battaglia giudiziaria volta a slegare una volta per tutte la sua ingombrante presenza nel circo della formula uno. Di investimenti ne ha fatti anche nella sua vita privata, sposandosi per ben 3 volte senza dimostrare la stessa lungimiranza avuta per gli affari commerciali. Dopo il fallimento del primo matrimonio avvenuto nel 1952, si risposa con una splendida modella nel 1984, da cui ha 2 figlie, ma il matrimonio finisce nel 2009 non senza strascichi e molte critiche. Nel 2012, ala veneranda età di 82 anni, sposa in terze nozze una bella modella brasiliana che ha più di 40 anni meno di lui, come a voler dimostrare che anche nella vita privata ottiene sempre il meglio. Tuttavia, la sua immagine di superuomo non smette di scricchiolare e molti credono che l’anello di nozze da 100000 sterline non sia affatto bastato per colmare la differenza di età. Gossip a parte, la stampa lo tiene sempre d’occhio anche per via delle numerose beghe relative ai suoi affari, alcune delle quali si sono ormai già concluse. Nel 2014 il processo che lo vede imputato per corruzione in Germania termina senza una vera e propria sentenza, data l’età e le attenuanti, in cambio di 100 milioni di dollari, rendendolo libero di dedicarsi nuovamente, come suo espresso desiderio alla fine di questa controversia giudiziaria, alla formula uno.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...