IL SOKOKE, IL GATTO CHE PARLA

Si chiamava khadzonzo, e nel suo paese natale si chiama tuttora così. Ora, diventato europeo, più precisamente danese, si chiama sokoke, ma anche questo nome è legato alla sua remota origine. Stiamo parlando infatti di un gatto del Kenya, che vive nella grande foresta chiamata appunto sokoke. E’ un animale dal pelo corto e dalla pelliccia tigrata, di colore che può varare dal grigio al bruno cioccolato. Possiede orecchie lunghe e occhi molto brillanti. A scoprire il sokoke, più di 40 anni fa, è stata Jeni Slater, una signore danese da tempo trasferitasi in Kenya. Suo padre è stato uno dei più famosi allevatori di cavalli della regione. Fu durante una gita nella foresta sokoke che Jeni incontrò 3 gattini dall’aspetto dolce e dal miagolio accattivante. Ne prese 2 con se, un maschio e una femmina, lasciando il terzo a mamma gatta. Affidò i 2 cuccioli a una capretta per lo svezzamento e, quando furono cresciuti, li portò in Danimarca curandone la riproduzione: così diede vita, con tanto di riconoscimenti ufficiali, a una nuova razza. Di tale riconoscimento si occupò Gloria Moldrup, una bella signora di origine canadese, giunta in Danimarca nel 1964 per lavorare nel settore dell’alimentazione. Durante una vacanza in Kenya conobbe Jeni Slater: innamorata del sokoke, percorse pazientemente l’intero iter richiesto dalla federazione felina internazionale. Oggi il sokoke, che nonostante l’origine africana si è perfettamente adattato al clima danese, sta diventando sempre più popolare. E’ un gatto di buon carattere e di aspetto gradevole, che ispira con i suoi atteggiamenti un’immediata simpatia. Essendo un animale curiosissimo, quando arriva in un posto nuovo lo esplora minuziosamente fino negli angoli più remoti. Lo stesso atteggiamento ha nei confronti di tutto ciò che arriva in casa: un pacco, una scatola, una borsa, un nuovo vestito. Nulla potrà sfuggire al suo attentissimo esame. Il sokoke inoltre è un gatto acrobata. Forse in ricordo dei suoi trascorsi africani, quando viveva accovacciato tra i rami degli alberi, ha l’abitudine di alloggiare sugli armadi più alti. Da tale posizione dominante controlla tutto ciò che avviene sotto di lui: vivere con un sokoke significa sentirsi costantemente osservati dai suoi occhi attenti e sempre vivi. Un’altra caratteristica del sokoke è la capacità di parlare: a differenza di quasi tutti gli altri gatti, che sono in grado di esprimersi soltanto attraverso un miagolio monotono e, a volte, fastidioso, il sokoke sa modulare la propria voce secondo le necessità e i differenti stati d’animo. In poche parole riesce a far comprendere le proprie esigenze del momento. E’ alquanto insolito, a detta di tutti coloro che conoscono i felini, che un gatto sempre vissuto nella foresta, anche se le sue origini sono misteriose e neppure i keniani sanno dire da quanto esista il khadzonzo, abbia potuto adattarsi tanto facilmente alla vita nelle case degli esseri umani. Altri esemplari di gatti selvatici, nati e vissuti nelle foreste europee, si sono dimostrati inavvicinabili e ogni tentativo di colonizzarli si è rivelato vano. Ancora oggi i gatti selvatici del Nord Europa, più simili alla lince che al comune felino domestico, si tengono alla larga dagli esseri umani. E’ difficilissimo anche filmarli o fotografarli nel loro habitat naturale. Il sokoke, al contrario, ha dimostrato fin dall’inizio di possedere un’ottimo carattere. Non che il suo inserimento nel nostro mondo sia stato facile: nel corso dei primi anni, quando ancora le sue scopritrici attendevano il riconoscimento ufficiale, gli eredi di quei 2 primi cuccioli prelevati dalla foresta sono stati colpiti da un virus che ne ha minacciato la sopravvivenza. Si sono salvati in pochi, ma quei pochi sono stati sufficienti a creare nuovi esemplari, questa volta sanissimi. Ai nostri giorni il sokoke sta avviandosi a conquistare le case di tutto il mondo. Alcuni esemplari sono in Inghilterra, altri negli Stati Uniti. Ne esiste qualcuno anche in Italia, dove sta per esserne intrapreso l’allevamento. Possedere un gatto, per chi ama gli animali, è sempre un’esperienza emozionante. Significa scoprirne, giorno dopo giorno, il carattere, la simpatia, le debolezze e i punti di forza. Perchè i gatti non sono tutti uguali: anche loro, come gli esseri umani, hanno personalità e carattere diversi. Tali differenze sono ancora più accentuate nel sokoke: forse per la sorpresa di trovarsi, dopo avere vissuto a lungo nella foresta africana, in un ambiente completamente diverso, si sente stimolato a scoprire ogni giorno qualche parte sconosciuta del nuovo mondo. E sarà lui, dopo averlo studiato attentamente, ad accettare anche il padrone e a dimostrargli, con miagolii di varie tonalità, tutto il proprio affetto e la propria stima.

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