SERMONETA, BORGO DEL PASSATO

Ci sono luoghi, nel nostro bel paese, nei quali il tempo sembra essersi fermato: mentre a pochi Km di distanza ferve la vita del XXI secolo con i suoi ritmi frenetici, in questi posti anche l’aria è diversa. E diverso è il comportamento delle persone che si incontrano. Sembra quasi che il fatto di vivere in luoghi non travolti dalla febbre del nostro tempo abbia influito sul carattere della gente, rendendola più serena, meglio disposta a cogliere in ogni circostanza il lato positivo della vita. Uno di questi posti è Sermoneta, comune del Lazio nei pressi di Latina, situato su un terrazzo dei Monti Lepini a 257 m di altitudine. Il territorio comunale comprende anche una parte in piano, dove sorgono numerose industrie, elettroniche, farmaceutiche, alimentari, che mantengono il paese al passo con i nostri tempi. Ma ciò che attira in modo particolare è il borgo alto, di impronta medievale e cinto dalle mura, dominato da un grande castello di cui vale la pena ripercorrere la storia, magari spingendosi ancora più indietro nel tempo, fino agli anni in cui, in questa zona, sorgeva la città volsca di Sulmo che combattè contro Roma durante il regno di Tullo Ostilio. I romani, dopo avere conquistato la città, la posero sotto la protezione della dea Moneta, ribattezzandolo Sulmoneta: e da Sulmoneta a Sermoneta il passo breve. Dopo gli anni di Roma Sulmoneta venne abbandonata, cadendo in un oblio totale. Soltanto nel XII secolo i papi se ne occuparono nuovamente: e fu proprio Gregorio IX ad assegnarla alla grande famiglia degli Annibaldi che vi costruì una possente rocca, circondandola di mura. Nel 1297 il feudo venne acquistato da papa Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, che ne fece dono al nipote Pietro. Fu con i Caetani la rocca divenne un vero e proprio castello, ma sul finire del XV secolo i Caetani vennero costretti, con la violenza e con l’intrigo, a lasciare Sermoneta ai Borgia che fecero del castello un munito fortilizio. Tuttavia lo strapotere dei Borgia ebbe breve durata: nel 1503 papa Pio III restituì il borgo ai Caetani che ne rimasero proprietari fino ai giorni nostri. Per merito della famiglia Caetani, e della Soprintendenza alle belle arti, il castello e la rocca scamparono agli scempi edilizi che, in altre parti d’Italia, hanno deturpato irrimediabilmente luoghi di grande suggestione. Nel 1977, dopo la morte di Lelia Caetani Howard, la grande famiglia si è estinta. Per mantenere intatti anche in futuro il borgo e il castello, secondo le ultime volontà di Lelia Caetani, è stata istituita la Fondazione Roffredo Caetani, padre di Lelia, che è attualmente proprietaria del castello e della città di Ninfa, le cui rovine si trovano a pochi Km da Sermoneta. Potente nel XIII e XIV secolo, Ninfa venne abbandonata nel 600 forse a causa di un’epidemia di malaria. Durante il periodo del suo massimo splendore, sorgevano nella sua area 4 monasteri, un castello, un palazzo municipale e numerose chiese. Fu Gelasio Caetani, nel 1921, a bonificare la zona creando un interessantissimo orto botanico. Oggi l’oasi di Ninfa, che ha un’estensione di 1800 ettari, è gestita, oltre che dalla Fondazione Caetani, dal Fondo mondiale per la natura e dalla Lega italiana per la protezione degli uccelli. Ma torniamo a Sermoneta per visitare la Cattedrale intitolata all’Assunta. Essa sorge a poche decine di metri dal castello, sulle fondamenta di un antico tempio dedicato alla dea Cerere. Edificata intorno al XII secolo in forme gotico cistercensi, è affiancata da un campanile a 5 piani, impreziosito nella parte alta da artistiche bifore. A pochi Km dal centro abitato sorge l’abbazia di Valvisciolo, fondata nell’VIII secolo da monaci greci e ricostruita nel XIII secolo dall’ordine dei Templari. A 40 Km da Sermoneta si trova l’0abbazia gotico cistercense di Fossanova, dove morì San Tommaso D’Aquino nel 1274. Nei dintorni di Sermoneta si può visitare il borgo medievale di Cori, con antiche testimonianze romane: il tempio di Ercole, costruito nel I secolo a.c., e i resti di un tempio dedicato a Castore e Polluce. A sud di Sermoneta, sulle propaggini dei Monti Lepini, merita una visita Sezze, conn il duomo romanico e l’Antiquarium comunale ricco di pregiati reperti archeologici. Vista daql basso, Sermoneta appare come un grumo di piccole case costruite con pietra calcarea e suddivisa da viuzze pavimentate con ciottoli di fiume: il tutto sovrastato, verrebbe voglia di dire protetto, dalla grande mole di un castello che, nel corso dei secoli, è sempre stato più potenziato, fino a raggiungere dimensioni che ne fanno una delle maggiori costruzioni del Lazio. Ora che gli antichi odi si sono placati e che il castello conserva soltanto il suo valore di reperto storico archeologico, l’immagine di Sermoneta, immersa nel verde della dolce collina, evoca sensazioni di grande serenità: il tempo, da queste parti, scorre più lentamente che altrove e da modo agli abitanti e ai visitatori di centellinare le ore della vita.

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