ALEX DEL PIERO, IL PINTURICCHIO CON IL NUMERO 10

I ragazzi degli anni 80, cresciuti a pane e cartoni animati giapponesi, sognavano un giorno di diventare grandi campioni di calcio sulla scia dei loro eroi televisivi, come in Holly e Benji. Alessandro Del Piero sarebbe stato un perfetto protagonista dei cartoni animati! In primo luogo per il suo speciale gol alla Del Piero, con tanto di parabola a rientrare partendo dall’apice sinistro dell’area di rigore, un marchio di fabbrica insomma, e poi per il suo carattere leale, altruista e ottimista, qualità fondamentali per un vero fuoriclasse, reale o virtuale che sia. Se gli eroi dell’animazione non fossero bastati, ci avrebbero pensato i campioni in carne e ossa a far sognare i piccoli calciatori in erba. Erano gli anni dei trionfi della nazionale azzurra di Dino Zoff, che nel 1982 aveva alzato la Coppa del Mondo con un gesto che sarebbe entrato nella storia del calcio e un ragazzino come il nostro Del Piero non poteva restare indifferente, anche se aveva solo 6 anni all’epoca, all’entusiasmo che quello sport trasmetteva. Nato a Conegliano nel 1974, Alessandro aveva iniziato a giocare a calcio da piccolo, nella squadretta del suo paese, San Vendemiano, dove aveva fatto le scuole medie. Era evidente che il ragazzino aveva talento, ma valutare le piccole promesse di quell’età in grado davvero di superare tutti gli ostacoli che la carriera sportiva comporta richiede molta lungimiranza. Nel 1991 qualcuno pensò che avesse le carte in regola per avviarlo nelle serie principali e venne arruolato dal Padova in serie B. Militò nella squadra veneta per 2 stagioni, quindi si decise che era pronto per la prima serie e furono molte le società che trattarono per averlo, ma alla fine ebbe la meglio la Juventus, che sborsò 5 miliardi del vecchio conio pur di accaparrarselo. Diviso tra la primavera e la prima squadra, ci impiegò un po per convincere l’allenatore che era maturo per la sua permanenza nel gruppo principale, ma dopo una tripletta al Parma le porte gli si spalancarono. Nel giro di un paio di stagioni ebbe modo di dimostrare tutto il suo potenziale come attaccante, eccellendo per senso tattico e fantasia. IL 1995 fu un anno importante: vinse il suo primo scudetto con i bianconeri, si aggiudicò con i compagni la Coppa Italia e inaugurò la maglia azzurra con la prima partita in nazionale. Fu proprio allora che l’avvocato Agnelli lo soprannominò Pinturicchio, paragonandolo al celebre pittore umbro del 400 noto per l’accezione decorativa delle sue opere, la stessa bellezza artistica con cui Del Piero confezionava i suoi gol. Fu quasi naturale che la stagione successiva venisse messa in secondo piano l’altra punta di diamante della Juve, Roberto Baggio, in favore del veneto più giovane che doveva sentirsi in obbligo di ricambiare tanta stima. E i risultati non tardarono a piovere copiosi, coronati da scudetti e vittorie in diverse coppe internazionali fino all’acclamazione del 1998 a migliore calciatore italiano, titolo che si aggiudicherà una seconda volta a distanza di 10 anni. La stagione successiva fu compromessa da un infortunio grave al ginocchio che lo tenne lontano dal campo per 9 mesi e quando tornò a giocare sembrava aver perso lo smalto di un tempo. Ci impiegò un po per riprendere fiducia. Comunque era solo una questione di tempo e infatti nel 2001 tutto il suo impegno e il suo talento sbocciarono in una serie di prestazioni brillanti che gli permisero di terminare il campionato siglando 21 gol e di avere in premio la fascia di capitano. La sua carriera proseguiva sempre ai massimi livelli e nel 2004 il suo nome fu inserito nella prestigiosa Fifa 100, la lista dei migliori calciatori di calcio viventi; nemmeno l’esplosione di calciopoli e lo scandalo che coinvolse la sua società, con il conseguente declassamento in B, riuscirono a scalfire il suo impegno, la sua fedeltà e un senso del dovere ammirevoli. Il 2006 fu anche l’anno in cui divenne campione del mondo poichè, nonostante tutto il caos intorno alla Juventus, si era meritato la convocazione in nazionale. La squadra, trainata dal suo capitano, ritornò in serie A come se non se ne fosse mai andata e proseguì il suo cammino mietendo vittorie su vittorie. Alla fine saranno 6 gli scudetti vinti con la Juve. Nel maggio del 2012, dopo una ventennale carriera in bianconero con il record per il maggior numero di gol messi a segno con la stessa squadra e per il maggior numero di presenze, disputa la sua ultima partita con la Juventus comunicando il suo ritiro dal calcio. Tuttavia a settembre annuncia la sua partenza per l’Australia ingaggiato dal Sidney FC: una nuova avventura per questo straordinario campione di casa nostra.

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