PAOLO ORSI: L’ARCHEOLOGIA DEL SUDITALIA

SEmbra quasi incredibile che un viaggiatore francese, Creuze de Lesser, possa aver scritto nel 1806:” L’Europa finisce a Napoli e vi finisce anche molto male. La Calabria, la Sicilia, tutto il resto spetta all’Africa”. Secoli di guerre, devastazioni, abbandoni avevano causato dovunque un totale degrado dell’ambiente e l’Italia meridionale e la Sicilia sembravano essere ripiombate nell’età in cui erano popolate da Ciclopi e mostri paurosi: briganti, malaria, vaste regioni spopolate e genti allo stato primitivo sembravano caratterizzarne l’ambiente. Ma è proprio per questo che si coglie, nei racconti di molti viaggiatori, il bisogno di mettere in evidenza il contrasto tra i fasti del passato e le miserie del presente. Una vera, decisiva risposta a questo bisogno fù l’arrivo a Siracusa, come ispettore al Museo Archeologico, di un giovane, non ancora trentenne, professore di Rovereto: Paolo Orsi. In lui l’archeologia militante italiana ha avuto uno dei suoi più grandi rappresentanti e la ricerca archeologica in Magna Grecia e Sicilia il vero, moderno iniziatore. Le tappe della vita di questo grande studioso e soprattutto la vasta mole dei suoi interessi, dalla preistoria al medioevo, e della sua produzione scientifica hanno per noi dell’incredibile: per 45 anni diresse personalmente e organizzò le ricerche in gran parte della Sicilia e per molti anni resse contemporaneamente la Soprintendenza agli scavi e ai monumenti della Calabria. Attratto, in origine, principalmente dai problemi della preistoria e della protostoria sicula, cui dedicò studi fondamentali, ben presto egli si concentrò sull’esplorazione topografica e archeologica delle città greche, rivelando intuito geniale, sempre sorre3tto da grande e profonda cultura. Accompagnato dai suoi fedeli collaboratori, D’Amico e il disegnatore R Carta, sorretto dall’amicizia e dagli aiuti economici della Società Magna Grecia di Umberto Zanotti Bianco, percorse in lungo e in largo la penisola calabra e la Sicilia, contribuendo ovunque ad una migliore conoscenza della storia dei vari centri e alla identificazione di nuovi. Di ogni attività, anche la più minuta, di ogni scoperta che egli immediata comunicazione scientifica con articoli o con poderose monografie. Nella sua biografia, accanto allo scienziato troviamo una delle più limpide interpretazioni del ruolo dello studioso e del funzionario statale preposto alla tutela del patrimonio storico e artistico. A Siracusa si dedicò allo studio della topografia e dell’architettura della città; importante fu poi lo scavo compiuto sull’isola Ortigia, sede del primo stanziamento dei coloni greci e mirabile la monografia sul tempio di Atena, inglobato nel Duomo di Siracusa. A Gela, a parte qualche limitato intervento nell’area urbana, occupata in gran parte dalle costruzioni moderne, esplorò sistematicamente centinaia di sepolcri, e quindi dedicò una serie di campagne di scavo a Camarina, la colonia di Siracusa. Quindi cercò e identificò, sulla sinistra del fiume Tellaro, Eloro, altra colonia militare siracusana; qui, nel corso di una rapida campagna durata 10 settimane, egli fissa i lineamenti generali della topografia della città. Poi porta per la prima volta il piccone sulle colline di Lentini, dove esplora le fortificazioni, e a Naxos; ma a Megara Hyblaea dedica maggiori attenzioni e una grossa monografia redatta in collaborazione con Cavallari. Dopo un’ampia introduzione di carattere storico e una scorsa agli studi sulla città antica, Orsi ne descrive la topografia, i monumenti, le fortificazioni e da dettagliato resoconto dello scavo di 344 tombe e dei numerosi oggetti rinvenuti. Anche in Magna Grecia l’attività di Paolo Orsi doveva segnare l’inizio vero della ricerca archeologica sul terreno. La sua maggiore attenzione è dedicata a Locri Epizefiri: nel giro di pochi anni, con attività frenetica e inesauribile, porta un contributo enorme alla conoscenza della storia, della topografia e dell’arte locrese. Siamo nel 1908; l’anno prima il famoso archeologo tedesco F. Von Duhn, dell’università di Heidelberg, aveva offerto 100000 marchi per lo scavo di Locri e Crotone. L’offerta non era stata accettata, perchè i tedeschi volevano assicurarsi il diritto alla pubblicazione e la cosa non piaceva alla Direzione Generale a Roma. Si crea allora la Soprintendenza della Calabria, che viene subito offerta a Orsi. Dedica poi le sue attenzioni alle colonie locresi, soprattutto Hipponion, Vibo Valenzia, e Medma, Rosarno. Cerca e scopre i resti delle mura e dell’insediamento dell’antica Kaulonia, presso la moderna Monasterace Marina. La sua attenzione si concentra poi sul santuario di Hera al capo LAcinio. Situato una dozzina di Km a sud ovest di Crotone, era questo uno dei più rinomati santuari di tutto l’occidente greco. Orsi individua il muro perimetrale del santuario e alcune costruzioni minori, poi scava intorno all’unica colonna superstite del tempio di Hera, donde il nome moderno di Capo colonna. L’ultima grande campagna di Paolo Orsi in Magna Grecia fu dedicato allo scavo del tempio di Apollo Aleo presso il promontorio di Cirò, ritenuta l’antica Crimissa.

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