LUCKY LUCIANO

Salvatore Lucania, il nomignolo Lucky, che significa fortunato, gli verrà affibbiato in un secondo tempo, nacque in Sicilia il 24 novembre 1897. A 10 anni seguì il padre emigrante negli Stati Uniti, e per qualche tempo lo aiutò nella bottega di cappellaio che l’uomo aveva aperto a New York. Ma il lavoro non faceva per lui e lo dimostrò ben presto, preferendo frequentare i bar di Little Italy e giocare a biliardo. La fortuna di Salvatore Lucania la fecero le donne. Era un bel ragazzo, con occhi e capelli neri, e non c’era fanciulla che non subisse il suo fascino. Inoltre era un duro, uno che non faceva troppi complimenti, e alle ragazze i tipi decisi sono sempre andati a genio. Ma il giovane salvatore non si limitava a sedurle: dopo aver fatto loro girare la testa, le faceva lavorare per lui: sui marciapiedi di New York, naturalmente. Arrivò ad averne più di 30, che ogni notte consegnavano nelle sue mani l’incasso della serata. Dalla prostituzione al gioco d’azzardo e allo spaccio di droga il passo fu breve. Ma oltre ad essere un duro Lucania, che nel frattempo aveva incominciato a farsi chiamare Luciano, possedeva una notevole intelligenza, che mise a frutto facendosi numerosi amici tra le forze dell’ordine. Amici non disinteressati, s’intende: ogni settimana Luciano destinava parte dei suoi utili alle bustarelle, con le quali si assicurava l’impunità. Un tipo così non poteva passare inosservato e ben presto le bande di gangster che controllavano la città gli fecero la guerra. Ma Luciano non si impressionò più di tanto: si circondò di guardie del corpo, tutti tipacci dalla pistola facile, che misero a tacere per sempre i nemici più ostinati. Si può dire che la figura del gangster cara a tanto cinema di Hollywood, tutta belle macchine, pupe al fulmicotone e abiti da 300 dollari, dell’epoca, l’abbia inventata lui. Re della mala di New York Luciano lo divenne nel 29, quando, in un momento in cui passeggiava da solo in piena notte nella sesta avenue, venne caricato di peso da 3 gorilla di una banda rivale su una macchina che si allontanò verso l’estrema periferia. I gorilla lo portarono in una baracca, lo legarono a testa ingiù ad una trave e incominciarono a torturarlo. Continuarono a lavorarlo per tutta la notte. Soltanto all’alba, dopo avergli scaricato in corpo un intero caricatore di pistola, slegarono il corpo e lo buttarono in un fossato, convinti di averlo eliminato una volta per tutte. Ma Luciano non era morto, e fu proprio in questa circostanza che si guadagnò il soprannome Lucky. Venne trovato da una donna di passaggio, che si precipitò a chiamare un’ambulanza. 3 giorni dopo, quando uscì dal coma, Luciano tenne testa alla polizia, affermando di non avere riconosciuto i suoi aggressori. ” Devono avermi scambiato per un altro”, si limitò a dire. Lasciato l’ospedale si concesse una lunga convalescenza e, quando tornò in circolazione, i 3 gorilla e coloro che li comandavano finirono nell’Hudson con qualche quintale di cemento attorno ai piedi. Luciano tornò al lavoro. Aveva creato a New York, Chicago e New Orleans un enorme giro di slot machines, che gli assicuravano guadagni da capogiro. Nel frattempo tutte le prostitute e gli spacciatori di droga di New York erano costretti a versagli una cospicua fetta degli utili. LA fortuna di Lucky Luciano declinò nel 1935, quando il procuratore distrettuale Thomas Dewey diede inizio ad una seria indagine su di lui. Luciano si trasferì in Florida, dove impiantò una nuova centrale di prostituzione, spaccio e gioco di azzardo, ma le prostitutre di New York approfittarono della sua lontananza per sottrarsi alla tassa delle tangenti. Luciano ne fece pestare a sangue un paio, ma ottenne l’effetto contrario: numerose ragazze si ribellarono e testimoniarono contro di lui, agevolando il lavoro di Dewey. Il gangster finì in galera, ma la cosa non gli impedì di continuare a far parte del sindacato del crimine, sorto nel frattempo a New York. A questo punto la storia di Luciano, che avrebbe dovuto restare in galera a vita, si fa misteriosa. Sembra, la formula dubitativa è d’obbligo, che il gangster, grazie alle sua amicizie con mafiosi siciliani, abbia dato una mano ai servizi segreti americani per agevolare lo sbarco alleato in Sicilia. Anche se la cosa non è mai stata dimostrata, qualcosa deve essere successo perchè Lucky Luciano, alla fine della guerra, tornò in libertà. Ma ormai la sua stella negli Stati Uniti era tramontata e nel 46 Luciano venne espulso dagli USA come indesiderabile e rispedito in Italia. Il suo arrivo nel nostro paese coincise con l’avvento dei flipper e delle slot machines. Anche esiliato dalla sua New York Lucky non riusciva a stare lontano dagli affari. A Napoli, dove si era trasferito, conduceva una vita dispendiosa, tra belle donne e intere giornate trascorse all’ippodromo, dove sfogava la sua passione per le scommesse. Il Narcotic Bureau non smise un solo istante di tenerlo d’occhio, nella convinzione che l’intero traffico di stupefacenti fra gli Stati Uniti e l’Europa passasse attraverso di lui, ma non vennero mai trovate prove bastanti per incriminarlo. Il 25 gennaio 1962 Lucky Luciano, che era aqndato all’eroporto di Capodichino per incontrare un produttore cinematografico deciso a realizzare un film sulla sua vita avventurosa, morì, stroncato da un infarto.

SALUTO

Quando si giunge tra delle persone è sempre bene salutare e, se necessario, presentarsi. Si fa eccezione per una visita di condoglianze o un funerale. Generalmente sono le persone più giovani che si presentano a quelle più anziane o più importanti. Vanno bandite formule preconfezionate come piacere, ma semplicemente va dichiarato il proprio nome e poi il cognome. All’atto del congedo, semmai, esprimere il vostro: ” Molto lieto”, unico momento in cui si saprà se l’incontro è stato più o meno lieto.

CURIOSITA’

E’ stato istituito, in alcune scuole degli Stati Uniti, un corso di televisione, durante il quale, per un’ora alla settimana, docenti e personaggi del piccolo schermo insegnano agli alunni come si guardano gli spettacoli tv e quali sono i programmi da scartare. Forse questi corsi, data la ripetitività dei programmi italiani, sarebbero utili anche da noi.

BIANCO E MORBIDO

Il tea tree oil è un’ottimo antisettico, antimicotico, antibatterico: basta aggiungerne 5 gocce al normale detersivo nella vaschetta della lavatrice per disinfettare e sterilizzare il bucato. Se lavi a mano, immergi il bucato in una vaschetta con acqua e qualche goccia di olio essenziale. Lascia in ammollo qualche minuto, poi lava normalmente. Per mantenere morbidi e profumati i tuoi capi e la salute della tua pelle prepara un’ammorbidente fai da te: 1 litro di aceto bianco e 5 gocce di olio essenziale di menta o lavanda. Per avere capi naturalmente bianchi, puoi metterli in ammollo in un recipiente con il latte freddo per 2 ore, prima di procedere al lavaggio tradizionale; in caso il risultato non sia ottimale, l’operazione si può anche ripetere. Un altro ingrediente che puoi utilizzare è il bicarbonato di sodio. Aggiungerne una tazza ad ogni lavaggio aiuterà i capi bianchi a rimanere tali più a lungo. Il sale unito all’acqua calda invece rimuove parte delle macchie da capi e tessuti di abbigliamento.

LA TEMPERATURA GIUSTA PER DORMIRE BENE

Una temperatura troppo alta può provocare anche difficoltà ad addormentarsi o insonnia. L’organismo infatti ha bisogno di una temperatura non più alta di 18°, non troppo caldo, quindi, per permettere al nostro corpo di raffreddarsi in modo naturale, favorendo così il rilascio di melatonina, l’ormone del sonno. Meglio allora spegnere i termosifoni alcune ore prima di andare a letto, per evitare che la nostra casa abbia ancora una temperatura troppo alta quando andiamo a dormire. Per i neonati però le regole cambiano, perchè il loro meccanismo di termoregolazione non è ancora del tutto sviluppato. La temperatura ideale della cameretta dei piccoli dovrebbe attestarsi tra i 18° e i 20°.

LIMITA I DANNI DEL NATALE

  • assaggia poco di tutto e serviti una mezza porzione, così dimezzi le calorie senza per questo rinunciare al piacere della tavola.
  • riduci gli alcolici a 2 bicchieri di vino a pasto, più 1 di bollicine per il brindisi con il panettone.
  • Mangia con calma e assapora ogni boccone masticando con cura.
  • scegli gli alimenti più sani e i metodi di cottura che limitano i grassi, come la cottura al vapore.
  • non sdraiarti sul divano: esci. Dopo un pranzo abbondante una passeggiata all’aria aperta stimola la digestione, e favorisce il buon umore.

FRANCA VIOLA

La sua vicenda si svolse in Sicilia nel 1965 quando, all’età di 17 anni, venne rapita e violentata dal rampollo di una famiglia di mafiosi. Secondo il codice penale italiano, articolo 544, abrogato solo nel 1981, era prevista l’estinzione del reato per l’autore e i suoi complici, in caso di nozze tra la vittima e il carnefice. Per la mentalità del tempo tale rimedio, non solo assolveva il colpevole, ma evitava alle donne la vergogna e il disonore sociale. Franca però vi si oppose con grande coraggio, conscia del fatto che l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce. Portò il suo aguzzino in tribunale per un processo che ebbe un’enorme eco nazionale. Per tale motivo, nel 2014 è stata insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

IL CONTE SI SAINT GERMAIN

In tutta la storia dell’umanità nessuno risponde meglio alla definizione di uomo del mistero del cosiddetto Conte di Saint Germain. Non sappiamo infatti chi egli era, quando nacque, quando morì e quale era il suo vero nome. Visse nella Francia del 1700, in pieno secolo dei lumi, contemporaneo di Cagliostro e delle Confraternite, degli Incappucciati e di Swedenborg. Sul palcoscenico di questa epoca di grande fervore intellettuale, in cui numerosi nascevano gli ingegni, compare improvvisamente questo personaggio il cui nome, conte di Saint Germain, da ben pochi sarà ignorato, dal 1750 in avanti, anche se in quei tempi non esistevano ancora i mass media, così importanti nel dare fama o popolarità in brevissimo tempo. Merito dunque del solo passa parola, che per ottenere risultati così importanti deve essere spinto da una forza davvero da una forza davvero irresistibile. A dare retta a una delle tesi più accreditate sul suo conto, egli era nato nel 1698 da una relazione tra la regina di Spagna MAria Anna di Neuburg, che era vedova, e il conte di Melgar. E’ per il motivo di questa nascita che il conte avrebbe potuto disporre, durante la sua vita, di ingenti ricchezze e di una certa familiarità con tutte le Corti d’Europa, quali Italia, Olanda, Gran Bretagna, segnalazioni che però presto si perdono, come questa girandola di nomi che ad un certo punto scompaiono nel nulla. Pare che si sia anche recato in India, sulle ali di un viaggio iniziatico, alla scoperta di misteriosi poteri e di altrettante misteriose iniziazioni. Una voce non del tutto inconsistente, proveneinte dall’Inghilterra e condivisa da Horace Walpole, in una sua lettera dell’8 dicembre 1745, accredita una possibile origine italiana del conte. Secondo questa voce era nato nei pressi di Asti ai primi del XVIII secolo, parlava molto bene italiano e francese, ed era una specie di Cagliostro, che in giovinezza pare fosse anche un suo allievo. Fisicamente sarebbe stato di taglia media, piuttosto robusto, vestito con una semplicità difficile da realizzare, in quanto molto ricercata e di grande effetto nell’insieme. Di lui si comincia a sentir parlare dopo il 1750, quando a Parigi prese a stupire il pubblico, sostenendo di essere in grado di mettersi in comunicazione con personaggi del passato, che da lui sarebbero stati ben conosciuti: a parte tutto era in grado di padroneggiare compiutamente tutte le tecniche di seduzione della platea che lo ascoltava, platea fatta non da sempliciotti, ma elementi appartenenti anche ai livelli sociali più elevati di allora. Anche la Pompadour e la corte di Luigi XV ne erano attratti. Si dice che anche lo stesso sovrano fosse un suo fan. Tra le sue inspiegabili caratteristiche vi era anche quella di mantenere l’aspetto esteriore di un quarantenne, nonostante il passare dle tempo: era sempre un uomo giovanile con le medesime caratteristiche di sempre. A causa di ciò divenne presto per tutti l’Immortale. Naturlamente anche per lui non furono tutte rose e fiori, tanto è vero che il duca di Choiseul, potente ministro di Luigi XV, lo accusò di essere una spia. Non era vero, tuttavia l’accusa lo costrinse a fuggire in Olanda. Dai Paesi Bassi passò poi a Londra. Come stiamo vedendo il personaggio era molto sfuggente, per cui tracciarne un ritratto completo ed esaustivo non è possibile. Era probabilmente un genialoide di natura complessa, dotato anche di qualche potere extra sensoriale. Un altro avventuriero che ebbe occasione di conoscerlo personalmente, Giacomo Casanova, si disse convinto che il conte avesse notevoli conoscenze in campo occultistico. Correva voce che fosse affiliato all’ordine segreto dei Rosacroce, cosa che confermerebbe le sue ampie conoscenze esoteriche. Non possiamo passare sotto silenzio il fatto che fosse anche un ottimo compositore musicale. alcune sue sonate furono apprezzate anche da grandi musicisti come Mozart e Gluck. Anche con il pennello pare ci sapesse fare, ma di questo però non abbiamo testimonianze. L’ultima cosa certa che sappiamo di lui è che concesse nel 1760 un’intervista a un giornale di Londra;, dopo progressivamente si perdono le sue tracce. Così come improvvisamente compare sul palcoscenico, altrettanto improvvisamente scompare, come per un comando di bacchetta magica. Questa circostanza favorisce il sorgere della sua leggenda, ammantando di mistero la sua vicenda terrena: nulla sappiamo della sua morte e questo vuoto sembra fatto apposta per far sorgere epopee e congetture di ogni genere. Si disse che fosse anche un campione dell’alchimia, in grado di fabbricare l’oro e di possedere la pietra filosofale. C’è anche chi giura che avesse il potere di purificare le perle e togliere le impurità dalle gemme. In ogni caso un personaggio misterioso e inquietante, che pare essere stato davvero quello intorno al quale venne in seguito dipinto il clichè del classico avventuriero settecentesco.

GESU’ HA VINTO PER NOI

In vangelo delle 3 generazioni ci racconta la piena fedeltà di Gesù al Padre ed è la sintesi di tutto ciò che seguirà. Se Gesù nel deserto avesse trasformato le pietre in pani per placare la fame, la sua sarebbe stata la farsa di un Dio che si finge umano e che per dare il buon esempio vive in una finta sofferenza; ma non ha ceduto e non ha tradito la verità. Se Gesù si fosse prostrato ai piedi del diavolo, avrebbe solo ottenuto il possesso di cose comunque destinate all’oblio del tempo; ma non ha ceduto, preferendo prostrarsi ai piedi dei discepoli, in un’esistenza di servizio. Se Gesù avesse accettato di mettere alla prova il Signore Dio, poichè ci ama, debba aggiustare ogni cosa e perdonarci tutto; ma non ha ceduto e non ha mai fatto nulla per sfuggire al suo destino di sofferenza e di morte, benchè in lui non ci fosse colpa, perchè nella sua fedeltà si compisse il progetto del Padre, Sarà la croce la prova suprema di Gesù e anche lì in tentatore sarà sconfitto: nè il desiderio di essere risparmiato, nè la paura, nè l’ingratitudine di chi aveva amato, potranno sviare Gesù dal fare la volontà del Padre.