LA CITA’ DELLA GIOIA

Attraversiamo le vie di Parma, cuore della food valley italiana, per conoscere meglio i preziosi prodotti che nascono fra le colline, borghi e castelli. Primo fra tutti il prosciutto. La visita del centro città parte senza dubbio dal Teatro Farnese, vero gioiello architettonico, costruito nel 1618 interamente in legno, dal Duomo romanico e dal Battistero. Dopo aver gironzolato attorno alla bella Piazza Garibaldi, attraversa il ponte di mezzo per raggiungere il quartiere Oltretorrente, che si trova appunto aldilà del torrente Parma. E’ una zona divertente, colorata e muliculturale, animata dagli studenti che frequentano le facoltà universitarie di lettere e di economia. Se i ristoranti più blasonati si affacciano nelle vie del centro, in oltretorrente si spalancano invece le porte delle trattorie che propongono invece una cucina tipica: salumi selezionati, Parmigiano Reggiano stravecchio e torta fritta come antipasti, poi tortelli di erbette e anolini in brodo e infine bolliti misti con mostarda e anatra croccante al rosmarino. Da non trascurare neppure le specialità gastronomiche offerte dalle tante salumerie: lasagne, arrosti, dolci al cucchiaio e pasticceria da forno. Il posto giusto anche per assicurarti una ricca scorta di culatello, culaccia, culatello con la cotenna, prosciutto crudo di Parma e salame di Felino. Amici e parenti te ne saranno grati.

SCIARE IN CANADA

Lo sci è divenuto, negli ultimi decenni, uno sport di massa. Grazie alle imprese di campioni come Tomba, Isolde Kostner o l’attualissimo Innerhofer e all’intensa propaganda svolta dalla Tv, anche i pigri, se non altro per provare, si sono avvicinati agli sport sulla neve. Ma sciare in Italia è diventato sempre più difficile. Non che manchino le stazioni sciistiche, tutt’altro, ma negli ultimi anni a tradire le speranze degli appassionati è stato proprio l’elemento principale: la neve. E’ pur vero che le maggiori località di sport invernali si sono immediatamente dotate di cannoni sparaneve, capaci di ovviare all’eccessiva clemenza del tempo, ma sciare sulla neve vera, in un paesaggio totalmente bianco, dona agli appassionati ben altre sensazioni. Per chi desidera sciare senza problemi, il Canada ha inaugurato, negli ultimi anni, alcune stazioni che non hanno niente da invidiare a quelle europee. Tra l’altro alberghi e villaggi turistici hanno un’impostazione decisamente europea, ed europeo è il know how tecnico impiantistico. L’unico inconveniente è la distanza, ma i moderni aerei offrono trasporti rapidi e sicuri. I prezzi, come vedremo, sono accessibili. Tra l’altro, un viaggio in Canada rappresenta in ogni caso un’avventura appassionante. L’ideale sarebbe disporre di una ventina di giorni, per per dedicare una settimana alla visita di qualche città e i rimanenti allo sci. Per il momento, però, limitiamoci a parlare di sport, esaminando le varie proposte delle compagnie di viaggi italiane. Whistler Resort, nella British Columbia, a 120 km da Vancouver, si sta avviando a diventare la più famosa località sciistica dell’intero continente nordamericano. Whistler offre, oltre alle 85 piste di Blackcomb Mountain e alle 96 di Whistler Mountain, tutte dotate di numerosi impianti di risalita e graduate a tutti i livelli di difficoltà, attrezzature alberghiere di prim’ordine, negozi e boutiques, piscine coperte e all’aria aperta, tutte con acqua calda, impianti sportivi, cinematografi e locali notturni. L’atmosfera, come abbiamo sottolineato in precedenza, è europea e lo sciatore di casa nostra non deve rimpiangere le località frequentate abitualmente. Banff e Lake Louise, nello stato di Alberta, sorgono nell’incantevole scenario del Parco nazionale di Banff. Le stazioni sciistiche Sunshine Village, Mont Norquay e Lake Louise sorgono tra le cime delle Montagne Rocciose canadesi e offrono piste di ogni grado di difficoltà. Anche il principiante, con la guida dei maestri di sci, potrà divertirsi apprendendo la tecnica di uno degli sport più avvincenti che esistano. Banff e Lake Louise dispongono di favolose attrezzature per il dopo sci: impianti sportivi, piscine e discoteche per tutti i gusti. Panorama Resort, nelle Purcell Mountains, è un villaggio di lusso sorto alla base delle grandi piste. Oltre allo sci è possibile praticare equitazione, pattinaggio sui ghiaccio, appassionanti gite in slitte trainate da cavalli. Concludiamo la rassegna delle località sciistiche con Mont Saint Anne, località situata nel parco omonimo, a 40 KM da Quebec. Gli impianti di risalita sono a pochi metri dagli alberghi e sono raggiungibili con gli sci a piedi. Qui potrete provare l’emozione dello sci notturno: la località dispone infatti delle più lunghe piste del mondo illuminate artificialmente. Se amate particolarmente l’avventura e lo sci fuori pista nessun luogo come il Canada potrà offrirvi la possibilità dall’heliski. Prima dell’ebbrezza delle discese proverete l’emozione del volo in elicottero: ogni volo prevede 11 passeggeri, accompagnati da una guida esperta, che vi condurrà sulle piste più divertenti. Lo sport nazionale del Canada è, inoltre, lo snowmobile, lo praticava Gilles VIlleneuve prima di diventare pilota di Formula Uno: noleggiando una motoslitta, sempre con l’ausilio di guide e di maestri, raggiungerete le località più affascinanti, dove la natura offre i suoi indimenticabili spettacoli. Se poi vorrete vivere l’avventura alla grande, la scuola italiana di avventura vi propone una settimana di vagabondaggi in motoslitta nelle foreste dell’Ontario. Sono previsti gruppi di 12 partecipanti, 12 è il numero massimo, con l’accompagnamento di guide esperte. Le località prescelte per tale appassionante attività sono Huntsville e Deerhurst Resort. I prezzi? Per una settimana spenderete dai 1500 ai 2000 euro, con volo aereo, a seconda dello standard alberghiero. UN 20% in più vi verrà a costare il pacchetto di 10 giorni, ma siamo sempre nel limite del ragionevole. Sui 2500 euro circa costerà la settimana dell’avventura. Si tratterà, in ogni caso, di un’esperienza indimenticabile, che vi porterà a praticare il vostro sport preferito a migliaia di KM da casa vostra, in un paesaggio dagli orizzonti sconfinati e dalle grandi foreste. E se vi stancherete di sciare disporrete di attrezzature di prim’ordine per il divertimento e il tempo libero. Il Canada, dopo le olimpiadi di Calgary, sta dotandosi delle più moderne attrezzature, capaci di soddisfare lo sciatore più esigente. E anche il semplice turista troverà suggestioni e atmosfere che non potrà dimenticare.

ARTENA

Piccolo paese che sorge su un alto costone calcareo vicino Roma. Fa parte della Comunità Montana dei Monti Lepini ed è un buon punto di partenza per vivere queste montagne e raggiungere il lago di Giulianello. Il borgo si è sviluppato a partire dal 1100 con il nome di Montefortino e nel 1873 ha assunto il nome attuale, in ricordo di un’antica città dei Volsci. Si presenta come un reticolo di stradine, scalinate ed edifici in muratura a faccia vista, con piccole finestre strette. Il centro storico è stato edificato su una zona calcarea, su una caratteristica parete a strapiombo. E’ uno dei borghi pedemontani tra i meglio conservati del Lazio. Dal paese in basso fino alla rocca, posta alla sommità del monte, si cono circa 150 m di dislivello. Da vedere: la Collegiata di Santa Croce, Palazzo Borghese, l’ex granaio, il museo archeologico Roger Lambrechts, il convento dei padri francescani, la chiesa di Santa Maria delle letizie, la chiesa di Santo Stefano protomartire e la chiesa del Rosario.

SAINT PIERRE VALLE D’AOSTA

Le spettacolari vette del Gran Paradiso, come l’imponente Frivola, fanno da sfondo al borgo di Saint Pierre. Situato a 731 metri di altezza sulla sponda sinistra della Dora Baltea ed esteso fino ai piedi del Mont Falère, da dove si può ammirare il panorama dell’intera Valle D’Aosta, il paese è dominato dal medievale castello di Saint Pierre, sede del museo regionale delle scienze naturali. Appena fuori dal centro, immerso nei vigneti, famosi per la produzione del pregiato vino rosso Torrette, si trova un altro castello, il Sarriod de la Tour. La chiesa parrocchiale, ricostruita nel 1871, conserva un bel campanile romanico.

IL GETTY MUSEUM A MALIBU

Fossimo a Las Vegas non ci sarebbe niente di strano: li riproducono qualsiasi cosa e la trasformano in hotel. Una villa romana del I secolo prima di Cristo sarebbe solo una delle tante attrazioni. Ma non siamo in Nevada. Ci troviamo a meno di un miglio a nord del Sunset Boulevard, a 5 minuti di macchina dalla costa occidentale degli Stati Uniti. Questa è la California, per la precisione Malibu, la zona dei vip, degli attori di Hollywood. Tuttavia quella che visitiamo non è la villa di Arnold Schwarzenegger. Un esperto di archeologia non avrebbe dubbi nel riconoscere la copia esatta di una delle più celebri ville romane di Ercolano, la Villa dei Papiri. Che ci fa in California? Siamo sul set di un peplo movie per il sequel di Ben Ur o Cleopatra? Lo scenario, bisogna ammetterlo, è impressionante. Forse un tantino kitsch, dicono gli schizzinosi, ma la villa romana è l’esatta copia di quella ercolanese. L’unica differenza è che alle spalle della collinetta su cui sorge non c’è l’ombra minacciosa del Vesuvio. Non siamo vicini alla varia umanità di Napoli, qui sono tutti molto tranquilli e molto benestanti. Accettano l’idea di un museo nato dalla passione per l’arte antica di un magnate del petrolio, ma con discrezione. Al Getty Villa di Malibu non vedrete mai la ressa dei torpedoni che scarica centinaia di turisti all’assalto della biglietteria. La cattiva notizia è che le visite sono solo su prenotazione, quella buona è che l’ingresso è gratis. O meglio, chi viene in auto deve pagarsi 15 dollari di parcheggio. Il numero chiuso e le entrate programmate scongiurano il pericolo di vedere auto o autobus parcheggiato dappertutto, sulle vie intorno al museo. Malibu come Pompei o Ercolano, quindi. Zona residenziale per personaggi dello spettacolo questa, zone di villeggiatura per aristocratici e ricchi esponenti della classe equestre quelle: una certa analogia c’è. Jean Paul Getty, petroliere che affermava che un individuo senza alcun interesse per l’arte non poteva essere considerato una persona civile, avrebbe potuto tranquillamente trovare posto sugli scranni del senato romano, con la sua leggendaria gravitas e un’avarizia degna di Catone il Censore. A proposito di Getty, dicono che a casa tenesse un telefono a gettoni, nel caso qualcuno dei suoi ospiti avesse avuto la malaugurata idea di chiedergli la cortesia di fare una chiamata. Si sa, i miliardari riescono a far fortuna risparmiando soprattutto sulle piccole cose. Anche sulle grandi, per la verità. Quando il nipote, Jean Paul Getty III, nel 1973 fu rapito in Italia dalla ‘ndrangheta, venne richiesto un riscatto di 2 miliardi di lire. Getty no si scompose. Disse che non aveva intenzione di mollare un centesimo, perchè aveva 14 nipoti e se i malviventi avessero avuto l’intenzione di rapirli tutti lui sarebbe andato in rovina. Si convinse soltanto quando la ‘ndrangheta gli fece recapitare l’orecchio del nipote in una busta. Fu un gesto che fece scalpore in tutto il mondo e Getty pagò. Quando il nipote fu libero, però, pretese la restituzione di parte della somma, con un interesse del 4%. Questo zio paperone del petrolio scioglieva i cordoni della borsa solo per una passione irresistibile, l’arte. Soprattutto quella antica. Appollaiato su una piccola collina che guarda il Pacifico e la Pacific Coast Highway aveva un ranch di sua proprietà, che decise di trasformare nel clone della Villa dei Papiri. Non sarà Versailles, ma il colpo d’occhio merita il prezzo del parcheggio. Se il suocero di Cesare, a cui apparteneva la villa di Ercolano, fosse vivo rimarrebbe senza parole: la sua domus ricostruita perfettamente, riportata in vita e magicamente trasportata oltre oceano. Niente è lasciato al caso: persino le piante del meraviglioso giardino sono quelle che si usavano per gli horti romani nei I secolo A.C. Non ha davvero scelto male Jean Paul Getty. La Villa dei Papiri è una delle più belle dimore che la cenere del Vesuvio ha sepolto in quel lontano 79 d.c., circa un secolo dopo che fu costruita. Gli archeologici le diedero questo nome perchè al suo interno sono stati trovati preziosissimi papiri, attualmente alla Biblioteca Nazionale di Napoli, molti dei quali scritti da Filodemo di Gadara, filosofo epicureo nativo della Giordania e ospite a Ercolano. Essi trattano del rapporto problematico tra l’atarassia predicata da Epicuro e l’impulso all’amore carnale. Una problematica che sarebbe del tutto attuale anche nella California del terzo millennio, regno del fitness e del culto del fisico atletico. La perfezione formale, il gusto dei particolari si vede anche nel museo. Il giardino, vastissimo, ha alberi e siepi più curati di una persona, impeccabili e allineati al millimetro. I busti scultorei romani, che quà e là fanno capolino sono tutti autentici e le architetture ci riportano indietro nel passato, lungo una vasca contornata da portici, che ricorda un po quella del giardino di Villa Adriana a Tivoli, anche se il colore dell’acqua quì è blu e non giallastro. Jean Paul Getty, il patriarca artefice di tutto questo, incominciò ad edificare il suo progetto nel 1971, 5 anniprima di morire. Ironia della sorte, non ebbe molto tempo per godersi la sua ceatura. Mosè dell’arte, morì quando la sua missione era conclusa, rivelando post mortem un’insospettabile generosità. Per il suo museo lasciò una somma da capogiro, affinchè potesse permettersi sempre nuove acquisizioni. Ed effettivamente, a giudicare dalle operazioni, il budget del Getty Museum gli permette cose che ad altri msei sono precluse. Il Getty Center, un secondo museo targato Getty, che sorge sulle colline di Los Angeles e ospita anche oggetti non strettamente classici, h acquistato nel 1992 un disegno di Michelangelo per la bellezza di 6.2 milioni di dollari. Si tratta della Sacra famiglia con il battista bambino che si riposa durante la fuga in Egitto e il prezzo costituisce un record nel suo genere. Il museo di Malibu, aperto al pubblico nel 1974, attualmente contiene qualcosa come 44000 reperti greci, romani ed etruschi. Di tutti questi, sono visibili circa 1200 opere, distribuite in 23 sale della collezione permanente, più 5 sale destinate a ospitare esposizioni temporanee. Struttrata su 2 piani, l’offerta artistica spazia da oggetti del più remoto passato, i più antichi risalgono al 6500 a.c., fino al V secolo dell’era cristiana e riguardano un po tutti gli aspetti della civiltà: dalle sculture monumentali fino alle più minute testimonianze di vita quotidiana. A questo proposito è del tutto originale il criterio espositivo, che non segue un ordine cronologico o stilistico, ma tematico. Le opere sono radunate per argomento, in gallerie che probabilmente sarebbero belle da vedere anche se fossero vuote, a causa della ricchezza delle decorazioni in marmo e oro. Non seguono dimensioni standard, ma sono di varia grandezza. se ne possono incontrare di molto vaste o alcune ridotte o poco più di una nicchia. Per vedere con relativa calma tutto il museo, aperto tutti i giorni tranne il martedì, occorrono come minimo 2-3 ore. Il 2006 ha segnato una data importante nella storia del Getty, che ha riaperto i battenti dopo un lungo periodo di chiusura per lavori di ampliamento. Costati 275 milioni di dollari, hanno restituito un museo ancora più accattivante di prima. Come accennato, la villa che ospita il Getty è in realtà un grande complesso di edifici immerso nel verde id un parco. Se sorvolassimo la zona, da nord a sud, potremmo individuarne le diverse componenti. La prima struttra che si incontra è un parcheggio coperto, al quale segue un’area riservata al picnic. Infatti chi vuole può evitare di fermarsi a mangiare al caffè del museo, portandosi il pranzo al sacco e consumandolo all’aperto. Nel mezzo del parco si trova la villa museo vera e propria, splendida, con alc entro un cortile con peristilio, in linea con la tradizione delle domus romane. A est si apre uno dei giardini, mentre sul alto opposto è stato costruito un teatro romano, davanti al quale si colloca l’entrata del museo. Vicino al teatro troviamo l’auditorium e un edificio che ospita il caffè e i negozi di souvenir. Il lato sud, probabilmente il più suggestivo, si apre in un giardino di piante aromatiche percorso da un lungo peristilio con una vasca piena di acqua, alla fine della quale si trova il parcheggio centrale e il posto dove fermano gli autobus. Qui i turisti scendono e imboccano un sentiero in mezzo al verde, che li porta all’entrata del museo. Un altro parcheggio si colloca ancora ppiù a sud. Come già detto, il criterio espositivo è tematico e quindi, al primo piano troviamo una serie di spazi che si susseguono in modo apparentemente eterogeneo: Dioniso e il teatro, storie della guerra di Troia, dei e dee, eroi, accanto a terracotte e marmi pregiati, vasi di lusso, argenterie, vetri lavorati, bronzi e alcune grandi strutture come quelle di Zeus, di Eracle o il sarcofago con scene della vita di Achille. Anche il secondo piano presenta ambienti a tema, ma il pezzo forte del museo è una vecchia conoscenza italiana, una splendida scultura ellenistica in bronzo, opera di Lisippo. Negli USA la chiamano Victoriuos Youth, il giovane vittorioso, mentre in Italia è conosciuta con il nome Atleta di Fano. Nella didascalia del museo si legge: ” found in the sea in international water”: in realtà questo capolavoro, causa di un lungo e irrisolto contenzioso tra Italia e USA, fu recuperato nel Mar Adriatico nel 1964 da pescatori di Fano. Poi la statua sparì e ricomparve misteriosamente nel 1977 begli Stati Uniti. Forse si tratta di un coetaneo di Alessandro Magno, il giovane Seleuco, destinato a diventare re di Siria. Di proporzioni slanciate, con la muscolatura sviluppata, il giovane ha il braccio destro ripiegato verso il capo, nel gesto di sistemarsi in testa una corona. E’ un’opera in cui si illustra magnificamente lo stile di Lisippo, diverso dalla disposizione incrociata di Policleto. Qui rivive la teoria pitagorica dei contrasti, con la metà destra più rigida, mentre il fianco sinistro si rilassa insieme al braccio sciolto all’ingiù e la gamba libera. La mano sinistra doveva probabilmente impugnare la palma della vittoria, oggi perduta così come la corona dell’atleta. I muscoli più sviluppati nelle gambe più che nel busto fanno pensare che la gara vinta ricordasse la corsa. In linea con lo stile di Lisippo, le dimensioni naturali della figura non rispecchiano fedelmente la realtà, ma sono state volutamente alterate per un effetto espressionistico: il collo è più lungo del normale e il braccio forzato in alto, proprio per conferire maggior fierezza all’espressione di un vincitore. Speriamo che un giorno questo capolavoro possa finalmente tornare a casa.

SULLE NOTE DI CHOPIN

Dopo le recenti commemorazioni per l’anno di Chopin, in occasione del bicentenario della nascita del celebre compositore, la Polonia appare trasfigurata in un percorso musicale attraverso le sue meraviglie turistiche. Già l’aeroporto di Varsavia è ora intitolato a Chopin, e così in centro tutto va a ritmo di musica. La grande cattedrale custodisce il cuore del musicista ed esiste un moderno museo interattivo dedicato all’illustre maestro. La casa museo, invece, si trova a Zelazowa Wola, a 50 KM dalla capitale. Il turista potrà passeggiare senza fretta per le stradine della città antica, tra venditori di ciliegie e crisantemi. Potrà osservare l’enorme edificio che Stalin regalò ai compagni polacchi: una struttura mastodontica e senza grazia in cemento armato. Ma a Varsavia rimangono anche i segni delle battaglie, nel 44 si affrontarono polacchi e tedeschi, mentre i russi aspettavano sull’altra riva della Vistola. Hitler distrusse tutto e la città dovette essere ricostruita quasi integralmente. Le fotografie del dopoguerra lo testimoniano. Una riproduzione di una pittura del Canaletto esposta all’Accademia della scienza, che si trova sul celebre Viale reale, il Krakowskie Przedmiesce, permette di vedere fino a che punto gli architetti siano rimasti fedeli agli originali. Le parti che non si potevano ritrovare in documenti e fotografie vennero comunque eseguite in grande armonia con il resto del paesaggio. La Polonia odierna continua ad essere uno dei paesi più cattolici d’Europa. Di Giovanni Paolo II rimane molto più che una via della capitale. Nelle chiese la gente fa la coda per confessarsi e le messe cantate richiamano molti fedeli. Si ritiene che proprio grazie alla forza della chiesa, i polacchi dovettero subire un comunismo meno severo. La situazione rese possibile la poesia della Szymborska, il cinema di Kieslowski e i reportage di Kapuscinski, celebre personaggio di Varsavia la cui biografia è in vetta alle classifiche. Il centro è pieno di universitari, attirati dalla grande sede accademica. Al ristorante U Kucharzy i clienti spalmano burro su pane di farro come antipasto, mentre la zuppa di pomodori, funghi e polpette è il piatto principale. ” Chopin ha definito la comunità polacca, parlava di cose universali come l’amore, la patria o la libertà”, afferma il direttore del Teatro Universale di Varsavia, filarmonica principale del paese. E in effetti la musica polacca si ascolta in tutto il mondo, dal Giappone ad Abu Dhabi. Nell’antico palazzo Ostrogski c’è il rinnovato museo Chopin. La multimedialità permette di seguire tutte le fasi di formazione del compositore, ascoltare le conversazioni registrate e leggere le missive che spediva ai genitori e agli amici dall’esilio. Si conservano inoltre il suo passaporto e persino le annotazioni autografe circa le lezioni che impartiva a Parigi. Troverete anche l’ultimo pianoforte che suonò in Francia, costruito da Ignace Pleyel. Un altra sala è dedicata a Nohant, il castello che appartenne alla sua compagna, la scrittrice George Sand, e dove la coppia visse a lungo. La musica classica forma parte della cultura di questa città da 2 milioni di abitanti. Una città colta. Non devono esistere molti altri posti, infatti, dove la pianista Martha Argerich venne fermata per strada per un autografo. Al concorso per giovani musicisti intitolato al maestro polacco accorrono in massa i cittadini. Per una nazione abituata alle lotte politiche, la musica di Chopin, esule a sua volta per ragioni politiche, deve suonare come un balsamo. Chi cammina nel parco di Lazienki potrà credere di udire qualche nota di quelle stupende melodie. Si tratta di uno dei grandi giardini che circondano la capitale, piena di scoiattoli, pavoni e papere. Vicino al parco si può visitare il castello di Ujazdow, un centro d’arte contemporanea dove si espongono le ultime tendenze delle ricerche artistiche e dove risiede una celebre residenza per artisti. Il ristorante Qchnia Artystyczna, situato nello stesso edificio, offre una vista spettacolare e viene citato persino nella guida Michelin per il suo delizioso menù a 10 euro. Ma basterà lasciare la città, e attraversare i villaggi di Kaputy o Topolin, per scoprire la straordinaria bellezza della campagna polacca. Qui sopravvive tuttora qualcosa di unico e autentico, tra gli stretti sentieri sconnessi e le tipiche case di legno. Solamente a Zelazowa Wola si nota la presenza dei turisti, prevalentemente giapponesi, e di ragazzi in gita delle scuole cittadine. Qui la casa di Chopin offre anche una magnifica passeggiata in giardino, con tanto di ponte di legno su un laghetto.

AMALFI DIVINA

Situata al centro della costiera, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, Amalfi, con i suoi vicoli, scalinate e panorami mozzafiato è un gioiello d’arte e della natura. Il punto di partenza è piazza Flavio Gioia, leggendario inventore della bussola, su cui affacciano le arcate dell’Arsenale, dove l’antica repubblica marinara costruiva le sue veloci galena a 120 remi. Dalla piazza, una scalinata di 57 scalini sale al Duomo, fondato nel 987 e tante volte rimaneggiato. Attraverso il porto e la preziosa porta in bronzo fusa a Costantinopoli nel 1066, si entra nell’interno, suddiviso in 3 navate da pilastri intarsiati di marmi policromi. Quindi dall’atrio si passa all’incantevole Chiostro del Paradiso, cimitero arabo normanno. Infine, una tappa curiosa: nella parte interna della città, in via delle cartiere, il museo della carta ospita gli antichissimi macchinari usati per realizzare la Charta Bambagina, preziosa carta artigianale fatta con cellulosa e lino o canapa o cotone. Il clima, mite anche in inverno, rende Amalfi perfetta per festeggiare il capodanno. Anche perchè sono spettacolari i fuochi d’artificio che allo scoccare della mezzanotte partono dalle zattere sul mare. Il primo giorno dell’anno è riservato invece alle bande, di Amalfi e dei paesi vicini, che davanti alla cattedrale si esibiscono in musiche tipiche napoletane, con strofe satiriche e tarantelle. Le feste si concludono all’Epifania: al mattino con la processione dei pastorelli e alla sera con la discesa della stella davanti alla Cattedrale.

IL GHETTO CAPITOLINO

Piazzette salotto, vicoli e viuzze con i panni stesi, biciclette ovunque e botteghe che vendono tessuti al metro, la scuola ebraica e gli anziani che parlano sull’uscio di casa. Nel ghetto vive la borghesia ebraica capitolina, ma non solo. Anche tanti di quei romani che abitano la città eterna da almeno 3 generazioni. E’ una Roma autentica, intatta, poco frequentata dai turisti, forse perchè le strade e i monumenti che le circondano spingono il visitatore a tralasciare queste quartiere unico e ricco di storia. Per capire e assaporare il fascino del ghetto bisogna lasciarsi andare, passeggiare, entrare e uscire dalle vecchie botteghe e leggere le insegne in memoria dei deportati. Ma anche fare tappa in uno dei tanti localini di via Portico di Ottavia alle spalle dell’Isola Tiberina, visitare il Museo ebraico, in lungotevere De Cenci, assaggiare qualche piatto della cucina romano giudaica, acquistare i dolci kosher appena sfornati nei dintorni di Piazza Campitelli. Da Piazza Mattei, famosa per la fontana delle tartarughe attribuita al Bernini, in pochi minuti a piedi si raggiungono le antiche rovine di Torre di Largo Argentina, abitate da una colonia di gatti randagi in cerca di padrone. Costeggiando le rovine si passa davanti alla Chiesa del Gesù, e si procede sino alla maestosa Piazza Venezia con l’altare della Patria e il complesso del Vittoriano. Lasciato il campidoglio, uno dei 7 colli su cui si erge Roma, si rientra al ghetto per l’ultima tappa: l’elegantissimo Teatro Marcello, nell’omonima via.

LE CANARIE

L’arcipelago delle Canarie, composto di 7 isole e alcuni isolotti minori, si trova nell’Oceano Atlantico, a circa 100 KM a nord ovest della costa del Marocco meridionale. Amministrativamente le Canarie dipendono dalla Spagna, di cui costituiscono le province metropolitane di Las Palmas e di Santa Cruz de Tenerife. Le isole, di origine vulcanica, sono suddivise in gruppo occidentale, che comprende La Palma, Hierro, Gomera, Tenerife e Gran Canaria, e gruppo orientale, che comprende Fuerteventura e Lanzarote. Le spiagge delle Canarie attirano turisti e visitatori 12 mesi all’anno. Il clima subtropicale consente una favolosa vacanza anche nei mesi dell’inverno, accompagnata dal sottile piacere di vivere in un’atmosfera fatta di mare e di sole, avendo lasciato nella propria città il freddo e la neve dell’inverno. Ma non basta dire Canarie per esprimere l’idea dell’estate eterna: tra le varie isole esistono tante differenze che le rendono in grado di accontentare le esigenze più diverse dei turisti. Tenerife e Gran Canaria saranno le isole predilette da coloro che non sanno concepire la vacanza senza la necessaria cornice di divertimento e di mondanità. Gomera, Hierro e La Palma saranno le isole per coloro che amano la pace e la tranquillità. Fuerteventura, con le sue onde lunghe, verrà prediletta dai surfisti, mentre la selvaggia Lanzarote costituirà la meta ideale per gli appassionati di pesca subacquea. L’isola più suggestiva, dal punto di vista del turista interessato alle novità, è Lanzarote, definita l’isola lunare da quando l’eruzione di un vulcano, avvenuta nel 700, ne coprì buona parte della superficie con bizzarre stratificazioni laviche. A Lanzarote si potranno compiere, a dorso di cammello, avvincenti escursioni nelle zone desertiche e l’ascesa al vulcano Timanfaya, la Montagna di fuoco; che sorge sopra una pianura lavica istoriata da centinaia di piccoli crateri, alcuni dei quali tuttora attivi. Le coste, dove la lava si è incontrata con le onde del mare, sono ricche di strane grotte naturali, una delle quali, denominata Los Jameos del Agua è stata trasformata in auditorium. Da Lanzarote si potranno inoltre compiere escursioni ad Arecife, il capoluogo dell’isola, con il castello di San Gabriele, la fortezza di San Josè e la piazza del mercato; e a Teguise, l’antica capitale, con il castello di Santa Barbara. Di fronte alla costa settentrionale dell’isola sorge La Graciosa, base ideale per la pesca di alto mare. A La Graciosa il turista troverà un’accoglienza genuina nelle varie case dei pescatori. A Gran Canaria si impone una visita a Las Palmas, la capitale, dove si potranno visitare la Plaza Catalina, l’antico quartiere Vequeta e la Playa de Las Canteras. Altre tappe d’obbligo saranno Telde, con la chiesa di San Juan Bautista, in pietra vulcanica dai colori vivi, e i pittoreschi villaggi Ingenio e Agumes, che conservano vestigia dell’antica dominazione araba. A Gran Canaria, nel complesso turistico Costa Canaria, si trova il villaggio di Maspalomas, nato in tempi remoti come paese di pescatori e ora centro balneare di importanza mondiale. Un’immensa spiaggia di dune, che ricorda in non lontano Sahara, crea nella fantasia del visitatore antiche suggestioni dense di fascino esotico. Costa Canaria comprende anche i villaggi turistici di San Augustin e Playa del Ingles: le attrezzature sono imponenti e consentono ai turisti di costruirsi una vacanza su misura. Qualche notizia storica: fu dopo il 1492, anno della scoperta dell’America, che le Canarie, note fin dall’antica era romana, acquistarono notevole importanza come ultimo scalo prima della traversata dell’oceano. Va ricordato che l’isola di Hierro, la più piccola delle Canarie, nell’antichità era considerata il punto in cui la Terra finiva: il 1634 il meridiano che separava l’emisfero orientale da quello occidentale venne fatto passare attraverso la piccola isola e definito meridiano zero: soltanto nel 1884 esso venne sostituito da quello di Greenwich, oggi in vigore. Divenute spagnole in seguito al trattato stipulato con il Portogallo nel 1479, le Canarie dovettero respingere, nei secoli successivi, numerosi attacchi da francesi, inglesi, olandesi e arabi. La Spagna vi mantenne ininterrottamente il proprio dominio, concedendo alle isole, nel 1978, una maggiore autonomia. Una vacanza alle Canarie è anche, e soprattutto, una festa gastronomica. Grandi piatti tipici, come la sopa di riso e la sopa verde, il gazpacho, minestra fredda a base di pomodoro, e la zarzuela, ricchissimo piatto di pesce a base di crostacei, merluzzo, patate e cipolle delizieranno il buongustaio. Gli appassionati di shopping troveranno i tessuti ricamati a mano di Tenerife, le terracotte di Artemara, i manufatti in pelle di coccodrillo e caratteristici oggetti di vimini, foglie di paglia e di mais. Una vacanza alle Canarie, volo compreso, potrà costare da meno di 1500 euro, per un soggiorno di 8 giorni, a quasi 3000 euro per 22 giorni. Costeranno di più, come dappertutto, le vacanze nel periodo delle feste natalizie. Anche nel corso di una permanenza di soli 8 giorni sarà possibile organizzare visite a tutte le isole, compiendo un tour da favola, che abbinerà il clima più favorevole alla visita di luoghi oltremodo incantevoli.

CAMPI FLEGREI, IL MISTERO SOTTO LA CENERE

A nordest di Napoli, i Campi Flegrei sono un incredibile quanto misconosciuto concentrato di storia, natura e paesaggi sorprendenti. Ideale una visita settembrina, quando altrove l’estate è finita, ma da queste parti è ancora facile godere di giornate luminose e assaporare i punti forti dell’area, dal mare all’archeologia, dal gastronomia al benessere, grazie al complesso termale Stufe di Nerone. Il territorio dei Campi Flegrei è vasto ma compatto: paesi come Pozzuoli, Bacoli, Giugliano e Procida rivelano le medesime radici greche e romane, con siti archeologici e mitologici come la grotta della Sibilla, il parco archeologico sommerso di Baia o la Piscina Mirabilis, antica e grandiosa cisterna, incastonati in un paesaggio fiorito e lambito dal mare, punteggiato da insenature, antri segreti e spettacolari interventi dell’uomo. Tra questi il Castello aragonese di Baia che domina il Golfo di Pozzuoli o la Casina di caccia del Fusaro, un gioiello di età borbonica progettato dal grande architetto napoletano del 700 Luigi Vanvitelli. Per gli amanti della natura, c’è anche il cratere degli Astroni, con 15 KM di percorsi e un centro di recupero per la fauna selvatica, mentre la Solfatara di Pozzuoli rivela l’origine vulcanica di questi luoghi e, con le sue fumarole e i fanghi bollenti sprigionati dal centro della Terra, pare immersa in un’atmosfera irreale. Insomma nei Campi Flegrei ognuno può trovare il suo luogo dell’anima, scegliendolo tra tutte le bellezze citate e altre ancora, come la foresta di Cuma, la spiaggia di Capo Miseno e persino la famosa Posillipo, che copstituisce il limite naturale tra i Campi e la vicina Napoli.