LA MELANZANA

Grazie ala coltivazione in serra e all’importazione da altri paesi, siamo abituati a vedere le melanzane sui banchi dei super tutto l’anno, ma i mesi per trovare quelle nostrane, mature al punto giusto e saporite, vanno da giugno a settembre. Le varietà disponibili, in colorazioni dal bianco al viola scuro, passando per il rosa variegato, sono numerosissime, tanto che in genere si è soliti catalogare le melanzane in modo più pratico, secondo la forma. tonda, lunga o oblunga. Grazie alla polpa soffice e al sapore non troppo intenso, le melanzane attraversano tutto il menù dall’antipasto al secondo piatto fino al contorno, e possono essere cucinate in tutti i modi: fritte, al forno, alla piastra, al vapore, trifolate, stufate. L’importante è che la cottura avvenga in modo completo: come le patate, contengono infatti un elevato tasso di solanina, una sostanza tossica che può dar luogo a disturbi gastrici e a  sonnolenza, ma che si disperde con il calore. Con solo 16 calorie per etto e una spiccata ricchezza di fibre, sono ottime per chi è a dieta, purchè si stia attenti al condimento: la polpa è come una spugna e assorbe olio.

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PIZZOCCHERI

Prepara gli ingredienti su un piano infarinato. Ti servono 400 gr di farina nera di grano saraceno, 100 gr di farina bianca, 250 ml di acqua, sale. Ora sei pronta. Mescola insieme le due farine e prepara la fontana, cioè sistemale a cono, Fai un buco al centro e versa lentamente l’acqua. Comincia ad impastare velocemente. Sala. Lavora l’impasto amalgamandolo ben per 5 minuti circa. Quando senti che il composto è diventato uniforme, prepara una palla e, se è troppo grossa, dividila a metà. Stendi metà della pasta preparata con il mattarello e tira la sfoglia fino ad ottenere uno spessore di 2\3 mm: non deve quindi essere troppo sottile. Dividi la sfoglia in fasce rettangolari e sovrapponile tra di loro le une sulle altre. Le strisce si infarinano e si girano, semplicemente sovrapponendole. Taglia le fasce sovrapposte per il lungo in tante strisce, possibilmente abbastanza uguali tra loro. Otterrai delle tagliatelle morbide: i pizzoccheri.

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LE INSALATE

Dopo il pomodoro, l’insalata è l’ortaggio più consumato dagli italiani. Ma, anche se il nostro paese è il terzo produttore europeo, molta di quella che compriamo arriva dall’estero. Importiamo molto perchè il grande numero di piccole aziende di casa nostra non permette di mantenere costi competitivi. Inoltre, gli addetti del settore lamentano deficit di programmazione, di ricerca sulle sementi e di attenzione ai gusti dei consumatori. Spesso si dice che l’insalata sia poco saporita e si attribuisce il livellamento del gusto ai nuovi metodi di coltivazione. Ma, secondo gli esperti, che l’insalata sia coltivata in campo, in serra o fuori terra incide poco. Conta di più il tempo che intercorre tra la raccolta e il consumo: più ore passano, più il gusto viene penalizzato. E poi conta il fatto che le nuove varietà sono create per migliorare la durata, anche a scapito del gusto. In realtà, le insalate oggi sono controllate dalla semina al banco di vendita, e crescono nelle migliori condizioni con metodi in continua evoluzione. La maggiore novità degli ultimi 50 anni in Italia è stata la coltivazione in serra. Ormai, sono coltivate in campo quasi solo le insalate vendute in cespi, mentre crescono in serra quelle destinate ad essere vendute già lavate e pronte per l’uso, la cui lavorazione è interamente automatizzata. Negli ultimi anni, l’introduzione di norme restrittive e di rigidi disciplinari ha favorito il diffondersi di pratiche dio coltivazione a minor impatto ambientale. Tanto che le paure sui residui di pesticidi presenti sulle insalate sembrano ingiustificate. Resta aperto il problema del cosiddetto effetto cocktail, ovvero le conseguenze del mix di più fitofarmaci usati singolarmente in quantità consentite su un solo prodotto. Una recente innovazione molto apprezzata è la coltura idroponica, una tecnica di coltivazione fuori suolo; secondo questo metodo, le piante crescono con le radici immerse, invece che nel terreno, in un substrato di materiali inerti, come argilla espansa, lana di roccia, fibra di cocco, e sono nutrite con una soluzione di acqua e composti organici somministrata tramite microirrigazione. Questo sistema permette di coltivare ovunque, anche nel centro delle città o nel sottosuolo, senza dover usare sostanze chimiche, consumando meno acqua e ottenendo prodotti esteticamente perfetti e privi di residui e nitrati. L’ultima novità nasce dalla combinazione tra coltura idroponica e acquacoltura, ossia allevamento ittico e si chiama acquaponica; sfrutta le acque concimate dai pesci per fertilizzare le coltivazioni di insalate, le quali, a loro volta, filtrano e depurano l’acqua che viene riutilizzata negli allevamenti ittici. Dopo il raccolto, l’insalata viene subito mondata. Spesso viene anche confezionata in campo, in cassette di legno o in sacchetti forati che poi vengono sistemati in scatole di cartone e trasportati verso le centrali ortofrutticole. Ma le insalate possono anche essere avviate ai centri di lavorazione o di confezionamento, dove avvengono lavaggio e mondatura in modo da eliminare radici, foglie avvizzite ma anche residui di terra e insetti. Per poter essere messe in commercio le insalate devono garantire alcuni criteri di qualità e di sicurezza.

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SMOOTHIE VIOLA AI MIRTILLI

  • 200 ml di bevanda alla soia
  • 85 gr di melograno
  • 65 gr di mirtilli
  • 2 gr di zenzero
  • fiocchi d’avena
  • mandorle

La bevanda alla soia si abbina perfettamente al sapore acidulo dei mirtilli: mettila nel frullatore insieme al melograno e i mirtilli e aziona per un minuto. Versa lo smoothie in 2 grandi bicchieri, con una grattugiata di zenzero fresco. Se desideri una bibita più corposa, aggiungi nel mixer anche un cucchiaio di fiocchi di avena e una manciatina di mandorle.

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NAMIBIA NEL CUORE

Quale viaggiatore non ha sognato l’immensità del deserto? La Namibia ha un posto speciale nella classifica dei paradisi terrestri, con i suoi splendidi panorami a perdita d’occhio. Un luogo unico che alterna paesaggi anche molto diversi, e che ci farà provare, al rientro a casa, la leggendaria malinconia chiamata Mal D’Africa. Non ci sono particolari vaccinazioni da fare prima di partire. In valigia non serviranno neanche molte cose, per almeno 300 giorni l’anno il tempo è soleggiato. Anche in inverno, stagione secca che va da maggio ad ottobre, il cielo è terso e il sole non vi abbandonerà. Da dicembre a marzo, invece, il Namib Park e il Etosha Park sono un po soffocanti. Potrete acquistare molti oggetti artigianali: dagli intagli dei kavango alle stuoie intrecciate, alle ceste, dai tappeti ai gioielli fatti di semi e noci. A Windhoek c’è una produzione di pelletteria di lusso. Le pietre più interessanti utilizzate sono la malachite, l’ametista, il calcedonio, l’acquamarina e il quarzo rosa. Proprio Windhoek può essere un ottimo punto di partenza. Da lì potrete raggiungere il deserto del Namib e Sossusvlei, attraverso lo spettacolare passo dello Spreetshoogte, fino a Solitarie. Da qui proseguirete per Sesriem, dove potrete pernottare in hotel. Il deserto che ricopre questa regione è sabbioso. Nella parte meridionale si ritiene che la desertificazione risalga a 80 milioni di anni fa. Per la fragilità dell’ecosistema, le auto seguono precisi tracciati. A Sossusvlei potrete ammirare le dune di sabbia più alte del mondo. All’alba le tinte albicocca del deserto mettono in scena uno spettacolo meraviglioso e indimenticabile. Una visita al Canyon si Sesriem è d’obbligo. Prossima destinazione: oceano Atlantico, Walvis Bay, la laguna che ospiota molti uccelli e una colonia di fenicotteri. Si tratta del maggior porto della Namibia per l’esportazione di rame, piombo e uranio, ma soprattutto pe rla pesca oceanica. A Swakopmund è possibile dedicarsi alle escursioni su piccoli aerei, oppure, in barca, avvicinare foche e delfini. Di nuovo verso l’interno del paese, nella regione del Damaraland, per visitare Cape Cross, dove c’è la colonia di otarie più grande del mondo. Indispensabile vedere le pitture rupestri dei boscimani di Twtyfelfoltein, la strana formazione naturale dell’Organ Pipe, la catena montuosa di Burnt Mountain e la grande foresta pietrosa di Khorixas. Da qui sarà possibile raggiungere il parco nazionale di Etosha, santuario della fauna africana: 22 mila Km quadrati di riserva per grossi felini, elefanti e antilopi. 14 diversi ambienti vegetali, 350 specie di uccelli, 50 di serpenti e 115 di mammiferi. E’ possibile visitare anche il lago di Otjikoto e il mercato artigianale di Okahandja. La regione di Kaokoland, invece, è caratterizzata da incantevoli vallate. Le piste sono selvagge e si incontrano spesso i villaggi dei nomadi himba. Questa tribù ha la pelle rossa e abita orizzonti fiabeschi. Un’altra escursione suggerita è quella nel Bushmanland, una zona sabbiosa a nordest del paese dove, nel villaggio di Boscimani San, sarà possibile scoprire qualche segreto di questo popolo leggendario che vive nel deserto. Nell’Owamboland, verso il confine con l’Angola, vive invece la tribù degli owamba, il gruppo etnico più numeroso della Namibia, allevatori di bovini e capre. Potrete passare qualche notte in una pensione sulle rive del fiume Cunene, a lato delle spaventose cascate di Epupa. E’ utile sapere che i parchi pubblici aprono all’alba e chiudono al tramonto. I permessi per visitare Sossusvlei e per attraversare lo splendido parco Namib Naukluft si possono ottenere direttamente all’ingresso del parco a Sesriem. I primi eurpoei che hanno calpestato il suolo della Namibia sono stati i portoghesi nel 1486, con Diogo Cao e Bartolomeo Diaz. Nel 1884, il commerciante tedesco Adolf Luderitz aveva promosso un protettorato tedesco per il sud est dell’Africa. Il suo breve passaggio fu però assai sanguinario. Nel 1893, per i continui furti di bestiame e l’usurpazione coloniale, i nama, diretti da Hendrik Witbooi, e gli erero si sollevarono. Dopo aver ucciso il 75% della popolazione, nel 1907, il nuovo governatore tedesco Von Lindequist firmò un trattato di pace con i nama. A seguito della scoperta dei diamanti, nel 1908, i tedeschi rafforzarono la loro presenza ma, 7 anni più tardi, in piena 1° Guerra Mondiale, le truppe sudafricane occuparono la Namibia. Nel 1919 la Lega delle Nazioni si fece carico del paese, offrendo la sua amministrazione straordinaria al vicino Sudafrica. Solo nel 1958 nascerà però la South West African People’s Organization, Swapo, principale artefice dell’indipendenza della Namibia, 1990.

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CONCHIGLIE RIPIENE

  • 800 gr di cozze
  • 200 ml di brodo di pesce
  • 3 cucchiai di chicchi di mais in barattolo
  • 2 pomodori
  • 1 scalogno piccolo
  • 2 rametti di prezzemolo
  • 1 rametto di basilico
  • 1 limone non trattato
  • paprika
  • zucchero
  • sale
  • pepe bianco

Pulisci le cozze: strappa i filamenti, strofinale con una paglietta nuova e sciacquale ripetutamente. Scalda in brodo in una casseruola, aggiungi i molluschi, coprili e cuoci a fiamma viva per 5\6 minuti. Quando le cozze saranno aperte, scolale con il mestolo forato,  elimina quelle rimaste chiuse e lascia intiepidire. Intanto, lava i pomodori, elimina i semini e tagliali a cubetti. Spella lo scalogno e tritalo finemente. Trita le foglie di prezzemolo e di basilico. Sguscia i molluschi, separa e asciuga le singole valve con carta da cucina e disponile su un piatto da portata grande. Trita le cozze, mettile in una ciotola con il mais scolato, i pomodori, lo scalogno, le erbe e la scorza del limone grattugiata,  1 cucchiaino di zucchero e 1\2 di paprica, sale epepe, poi irrora con il succo di limone. Suddividi il composto nei gusci e servi.

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TARTE DI ZUCCHINE CON SALSA

  • 150 gr di farina 00
  • 70 gr di burro
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 40 gr di grana grattugiato
  • 1 peperone rosso grigliato
  • 50 gr di mandorle tostate e spellate
  • 50 gr di mollica di pane fresco tostata
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 cucchiaino di paprica dolce
  • 500 gr di zucchine
  • 1 cucchiaio di maggiorana tritata
  • olio extra vergine
  • sale

Versa nel mixer la farina con una presa di sale, il grana, il burro, il prezzemolo e circa 1\2 dl di acqua fredda. Aziona e lascia lavorare l’impasto fino a quando si formerà una palla. Avvolgila nella pellicola e mettila in frigo per 1\2 h. Leva la pasta dal frigo, tirala in una sfoglia, rivesti uno stampo e inforna a 200° per circa 25 minuti. Per la salsa, frulla la mollica di pane con le mandorle, il peperone pulito, la paprica, l’aglio, un pizzico di sale e 4 cucchiai di olio extra vergine. Taglia le zucchine a fette sottili nel senso della lunghezza, scottale, asciugale e salale. Cospargile con la maggiorana e forma tanti rotolini. Distribuisci la salsa sul fondo della tarte, riempila con i rotolini di zucchine, condisci con un filo di olio extra vergine e servi.

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LA PROFESSIONE DI PASCARELLA

Il pittore Cesare Pascarella fu anche pittore e disegnatore. Una volta, in Francia, si mise a fare uno schizzo di un paesaggio e subito un gendarme gli si avvicinò e lo dichiarò in arresto come spia. ” Chi siete e qual’è la vostra professione?”. ” Cesare Pascarella, pittore d’asini”. ” Che cosa facevate?”. ” Facevo il vostro ritratto”.

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