GELOSI E POSSESSIVI

” Amore vuol dire gelosia” recitava una vecchia canzone anni 30. E tutti erano d’accordo: come si può non essere gelosi della persona amata? A volte, però, qualcuno esagerava ed esplodeva il dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca. Cronaca nera, s’intende, con l’immancabile contorno di sangue e di processi. Erano molte le storie di corna che finivano in tribunale, e altrettante quelle che si concludevano in ospedale o in obitorio. Tanto al momento del processo entravano in gioco i motivi d’onore, e il reo che aveva alzato la mano armata sul fedifrago, o sull’infedele, se la cavava con una condanna a pochi anni. In fondo erano bei tempi. Sapevamo chi eravamo e quello che volevamo. Avevamo poche idee, ma quelle poche erano nette, precise. Forse sbagliate, ma prive di ombre, di sfumature. Essere gelosi della persona amata faceva parte della nostra personalità, del nostro modo di esistere. Era geloso Ovidio, che dedicava alle sue amanti poesie intrise di amore e di odio, ed era geloso il carrettiere siciliano Alfio, che faceva fuori compare Turiddu per amore della bella Lola. Si uccideva anche nell’alta società e i delitti passionali si tingevano degli sgargianti colori della mondanità. Essere gelosi a quei tempi non era un disonore. Era una colpa, semmai, non esserlo, e la mancanza di gelosia veniva spesso scambiata per mancanza di amore. Un innamorato non geloso, ne esistevano pure allora, anche se rappresentavano un’esigua minoranza, era costretto a simulare attacchi di gelosia per non venire accusato d’insensibilità. Oggi la gelosia, la bella gelosia tradizionale, fatta di lunghi pedinamenti, di appostamenti, di estenuanti interrogatori, non esiste più. Per scoprire l’infedeltà del coniuge ci si rivolge, al massimo, a un’agenzia di investigazione privata. Ma non per gelosia. Per ottenere la prova dell’infedeltà e risparmiare sugli alimenti al momento dell’immancabile divorzio. E, una volta avute le prove del tradimento, non si mette mano al coltello ma alla carta bollata. Significa che la gelosia è morta? Non del tutto. Non siamo più gelosi del partner ma, in compenso, siamo gelosissimi di qualunque cosa ci appartenga: la nostra macchina, il nostro posto al parcheggio, il nostro tavolo al ristorante. Se qualcuno legge il giornale, in tram o in ufficio, alle nostre spalle, facciamo immediatamente di tutto per impedirglielo. Voltiamo la pagina, ci giriamo, cambiamo angolazione. Sbuffiamo ostentatamente, facendo comprendere al lettore a scrocco che sta compiendo qualcosa di sconveniente. Se proprio non riusciamo a farlo desistere dal leggere alle nostre spalle, ripieghiamo il giornale e ce lo mettiamo in tasca. Rinunciamo al piacere della lettura pur di non dividerlo con un’altra persona. Per non parlare della macchina. La coccoliamo come se fosse la più preziosa delle amanti, la lucidiamo in continuazione, la riempiamo di regali: tappetini, specchietti e ventilatorini di plastica appiccicati al cruscotto, confezioni profumate che ammorbano l’aria di miasmi insopportabili. Se vediamo qualcuno che si appoggia al cofano della nostra adorata vettura ci sentiamo ribollire qualcosa dentro, come se sporcassero qualcosa di profondamente nostro. Se qualcuno ce la chiede in prestito, e per motivi di convenienza, magari gli dobbiamo dei soldi, non possiamo dirgli di no, soffriamo le pene dell’inferno. Le stesse pene che il crociato del Medio Evo soffriva quando scopriva di aver smarrito la chiave della cintura di castità. Ogni tanto per dimostrarci superiori, la nostra macchina la prendiamo a calci Ma, immancabilmente, sulle gomme, dove siamo certi di non farle male. E quando l’amore, come ogni amore, finisce, la nostra macchina non più adorata la trascuriamo, lasciando che i portacenere si riempiano di cicche e vecchi giornali si adagino sul pavimento, creando uno strato più spesso di un tappeto. Siamo gelosi persino di quel dato locale, di quel certo ristorante. Frasi come ” Ho scoperto un ristorantino delizioso, dove si mangia bene e si spende poco” non si sentono quasi più. Chi trova una trattoria decente se la tiene per sè, evitando di rivelarne l’esistenza persino agli amici più cari e ai parenti più stretti. E se proprio qualche volta si deve invitare qualcuno in uno dei nostri locali lo si vorrebbe portare con gli occhi bendati, perchè non possa individuare il posto e tornarci in futuro. Nemmeno i bei posticini si salvano dalla nostra gelosia. Se abbiamo scoperto, nel corso di qualche gita, un luogo dal quale si gode un panorama delizioso, quando torniamo, se ci troviamo qualcun altro, abbiamo l’impressione di essere stati deufradati di qualcosa. Vorremo poter cacciare via l’intruso, rivendicando, se necessario con la forza, il nostro diritto di esclusiva su quel tramonto, su quello scoglio a picco sul amre, su quella verde vallata. E l’altro, il terzo incomodo, vorrebbe fare altrettanto con noi, guardandoci in cagnesco. Bei tempi del passato, quando si era gelosi soltanto della persona amata.

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